Mind the Economy/Justice 123

Effective altruism and the idea of justice

Peter Singer's ethos promotes effective altruism as a means to maximise collective well-being and address global challenges

(Adobe Stock)

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Versione italiana

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L’etica pratica di Peter Singer riporta la filosofia morale nel suo terreno d’origine, quello in cui le idee si misurano con le sfide e i dilemmi della vita concreta. La sua filosofia, in questa prospettiva, interroga l’economia - la scienza triste dell’uso efficiente delle risorse - per formulare una domanda semplice e radicale: quanta sofferenza possiamo eliminare con i mezzi che abbiamo a disposizione? Il presupposto a tale domanda è che se possiamo fare del bene a qualcuno e possiamo farlo a un costo sostenibile, rimanere indifferenti è moralmente inaccettabile. È questa l’impostazione che sta alla base dell’“altruismo efficace”, un’etica della responsabilità calcolata, fondata sull’evidenza e sulla ragione. Non basta voler essere buoni; occorre esserlo nel modo più efficace possibile. Ne nasce una morale dal rigore geometrico, che misura la virtù non dalle intenzioni, ma dalle azioni e dai loro effetti. È una sfida diretta al sentimentalismo del nostro tempo, a quella bontà di

His is an invitation to reconsider the utilitarian foundations of ethics and to imagine justice not as the distribution of rights, opportunities or resources, but as the maximisation of collective wellbeing. It is an ethics that does not limit itself to promoting individual gestures of altruism, but proposes a new criterion of public rationality - a moral economy of impact - where the value of an action is measured by how much it contributes to the reduction of the overall suffering of sentient beings. Singer thus puts us before an uncomfortable but urgent question: if we know how to reduce evil in the world, if we can do so without unsustainable sacrifices, by what right do we choose not to?

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Stories of a possible ethics

Il punto di partenza dell’argomentazione di Singer è un esperimento mentale. Immaginate di camminare sul bordo di uno stagno e di vedere all’improvviso un bambino che rischia di annegare. Per salvarlo dovreste entrare nell’acqua e tirarlo fuori; questo significherebbe sporcarvi i vestiti e le scarpe. Sareste comunque disposti a farlo per salvare la vita al bambino? Non conosco nessuno che si rifiuterebbe di provarci. Si tratta di un’intuizione morale troppo ovvia, dice Singer, per ignorarla. Ma se è così ovvio che salvare il bambino è un dovere ineludibile, perché non applichiamo lo stesso principio ai bambini che muoiono ogni giorno di malaria o di fame dall’altra parte del mondo. Potremmo salvare anche loro, spesso pagando un prezzo molto inferiore a quello che dovremmo pagare per far lavare l’abito e le scarpe dopo un eventuale tuffo nello stagno. Ecco che allora il nostro comportamento quotidiano contraddice la logica morale che diciamo di accettare.

The idea of 'effective altruism' (effective altruism), then, is nothing more than a form of ethics that applies scientific rationality to compassion. Singer defines it as follows: 'Effective altruists are those who use evidence and reason to understand how they can do the maximum possible good to others and who act accordingly' (p. 7). It is not enough to want to help, one must do so in such a way that the good produced is maximum, relative to the means employed.

La sua argomentazione è narrativa, fatta di storie di persone comuni che hanno superato l’ipocrisia del sentimentalismo e che incarnano compiutamente la logica dell’altruismo efficace. C’è Matt Wage, laureato a Princeton, che rinuncia a una carriera accademica per andare a lavorare nella finanza. Il suo obiettivo è guadagnare il più possibile per poter devolvere la metà del proprio reddito alle cause umanitarie più efficaci. Matt Wage – scrive Singer - “Capì che guadagnando e donando avrebbe potuto fare molto di più che lavorando direttamente per un’organizzazione benefica” (p. 5). C’è poi Julia Wise, che insieme al marito Jeff Kaufman vive con estrema semplicità per poter donare gran parte del proprio reddito. I Kaufman hanno deciso che una spesa annua di $36.000 sarebbe stata sufficiente per coprire i loro bisogni. Tutto il resto viene donato per la lotta contro la povertà estrema e le malattie prevenibili. “Per Julia – scrive Singer - donare non è un sacrificio, è uno stile

Justice as Reduction of Suffering

These and many other examples that Singer presents in his book serve to show that the ethics of effective altruism is not a heroic form of asceticism, unattainable to most, but an alternative way of living normally, a way that does not necessarily imply renunciation, and that focuses everything on effectiveness. Because the true altruist does not merely be good, but rather seeks to be useful.

L’altruismo efficace, come tutto l’approccio di Singer, si fonda, aggiornandolo, sull’utilitarismo di Jeremy Bentham e John Stuart Mill secondo cui una società giusta è quella che punta alla “massima felicità per il numero più grande”. Singer adatta questa visione alla scala globale dell’economia contemporanea, nella quale – sostiene - il nostro potere di incidere sul benessere altrui è immenso. Un individuo con un reddito medio in un Paese ricco può salvare decine di vite in un Paese in via di sviluppo, se sceglie le giuste cause. Il criterio non è la prossimità geografica, ma l’impatto: una vita in Uganda vale quanto una vita a Londra o Milano. “Dal punto di vista dell’universo – scrive ancora il filosofo citando Sidgwick - la sofferenza di ciascuno conta esattamente allo stesso modo” (p. 97). È un cosmopolitismo morale il suo che dissolve i confini tradizionali della giustizia. Il confine tra “noi” e “loro” sparisce perché ciò che ci unisce tutti e ci fa tutti ugu

Moral efficiency as the new frontier of politics

Singer è ben consapevole che questa razionalità morale può sembrare disumana. “Non possiamo vivere ogni istante come se fossimo sempre davanti al bambino che annega” - ammette (p. 121). Tuttavia, la visione utilitaristica della giustizia che ne deriva è anche una provocazione per le democrazie liberali. Se la moralità è una questione di calcolo razionale, che posto resta per i valori, le culture, le differenze? Singer non offre risposte definitive, ma suggerisce che la politica, per essere giusta, debba incorporare criteri di efficacia morale, misurando l’impatto delle decisioni pubbliche sulla qualità della vita reale. È una prospettiva in virtù della quale dovremmo guardare le nostre vite non per quanto possediamo, ma per quanto bene potremmo fare con ciò che possediamo. È una morale che disorienta, perché non concede rifugio nel sentimentalismo e tanto meno lascia spazio all’ipocrisia autoassolutoria. Ma proprio per questo è anche una delle poche proposte di giustizia all’altezza del

Of course, not even the modern version of Singer's utilitarianism escapes John Rawls' criticism of classical utilitarianism: in its lucid rationality, it ends up treating people as means and not as ends in themselves. If, in fact, the objective is the maximisation of the sum of individual utilities, when the deprivation of some produces a proportionately greater benefit for others, then such deprivation - of income, of opportunities, even of rights and freedoms - is to be considered legitimate. And a theory of justice that generates injustice, even if for a few, necessarily falls into a contradiction that is difficult to resolve.

This does not detract from the fact that Peter Singer, with his idea of effective altruism, poses a formidable challenge to common sense, to sentimentalism, to the hairy pity of those who pay lip service but then do not lift a finger to reduce the suffering of others, even when they could easily and cheaply do so. Perhaps the most radical message that emerges is that efficiency, the cardinal value of the modern economy, must be morally redeemed. It is not enough to produce or grow: we must know to whose advantage. The only efficiency that can save us is that which transforms wealth into justice, calculation into compassion, reason into care for the world.

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