Tra Palermo e Agrigento alla scoperta dei Monti Sicani
Emozioni archeologiche nelle necropoli di Sant’ Angelo Muxaro
Raggiungere in questo periodo Sant’Angelo Muxaro, il cuore archeologico dei Monti Sicani, significa immergersi in un mare di giallo per i fiori spontanei dei prati, nonché risalire il corso del Platani, il più importante dei corsi d’acqua che vi scorrono, anche come vene sotterranee, sino a trovarsi di fronte un costone di roccia gessosa sul quale sorge proprio il borgo dei Sicani per antonomasia. Sant’. Angelo Muxaro, infatti, si eleva sopra le sue necropoli come se sorgesse sulla punta di un alveare: sono più di quattromila le tombe scavate nelle sue pareti e profondità. Alcune, come quella del Principe, la più significativa, sono a tholos ovvero a forma di scodellino rovesciato. Si possono percorrere anelli di trekking che girano attorno alla rocca del re sicano Kokalos. Insieme alle guide generose e preparate di Val di Kam è assai interessante vivere l’esperienza imprescindibile di pranzare nei cortili delle famiglie che preparano frittate con le verdure, zuppe di fagioli, pizze calde oppure acquistare il pane a ll‘U Furnu Terebinto dove bisogna suonare il campanello perché si apra la finestrella e fuoriesca il profumo delle focacce calde. Va visitato anche il Museo locale in cui è raccontata la storia di questo popolo che si arricchì col commercio del sale, materiale scambiato con gli ori: infatti, oltre ai vasi, in questo spazio sono esposti monili bellissimi, e la copia della misteriosa e intrigante patera d’oro. Il cuore palpita anche quando, come ai tempi del suo celeberrimo scopritore, l’archeologo Paolo Orsi, ci si affaccia sulle tombe a una sola camera e immaginare quante ancora siano celate nel ventre di questo paese.
