Tra Palermo e Agrigento alla scoperta dei Monti Sicani
Tra i boschi di Santo Stefano di Quisquina
Santo Stefano Quisquina è circondato dai boschi alle pendici dei monti Cammarata e delle Rose. Qui si producono i formaggi ovini più saporiti dell’intera Sicilia ed è davvero comune incontrare i pastori alla guida dei propri greggi, talvolta con un agnellino in braccio, soprattutto intorno al seicentesco Eremo di Santa Rosalia sorto nei pressi della grotta dove la dodicenne figlia di Ruggero Sinibaldi e di Maria Guiscarda, ai quali erano stati confiscati i beni a causa della ribellione nei confronti di re Martino I d’Aragona, per sfuggire a un matrimonio combinato, si rifugiò in questo antro cinto da vetuste querce dove adesso si dipanano sentieri di incantevole bellezza botanica: nell’eremo è stato allestito un museo della cultura contadina, si visitano le celle degli eremiti, il refettorio e la cucina, rimasti inalterati, e soprattutto la cripta dove sotto le vecchie maioliche si trova l’ossario. Rosalia la si incontra anche nei dipinti più preziosi esposti nella Chiesa Madre intitolata a San Nicola e soprattutto in un busto argenteo di pregevole fattura. Salendo a quota 1000 metri ci si imbatte, invece, nello spettacolare, vertiginoso teatro in arenile di Andromeda che l’artista pastore Lorenzo Reina, partendo dall’idea di tracciare un recinto per le sue pecore, ha tramutato in un luogo artistico di grande impatto emotivo per la posizione ardita, la vista del mare e talvolta persino dell’isola di Pantelleria, le sculture e figure compreso un Icaro steso nell’erba, opera di Giuseppe Agnello, a pancia in giù, e soprattutto il senso di leggerezza che il teatro-agorà pensile trasmettono replicando in pietra la costellazione di Andromeda. Indimenticabile anche il macco di fave e il cannolo di ricotta al ristorante Acquarius.
