Decreto Omnibus

Extraprofitti banche, Fi pronta a cambiare il decreto. Tajani: stabilizzare il taglio del 7% al cuneo fiscale

Azzurri pronti a presentare emendamenti per rendere la tassa deducibile e una tantum ma anche per escludere i piccoli istituti di credito

Meloni: "Con risorse da extraprofitti banche sostegno a famiglie su mutui"

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La norma più contestata del decreto Omnibus, entrato in vigore l’11 agosto, è quella sugli extraprofitti che le banche, impegnate in un lavoro tutto sotterraneo, puntano a modificare sfruttando anche gli spiragli aperti da Forza Italia che, con il segretario Antonio Tajani, ha già indicato alcuni interventi possibili: la tassa deve essere deducibile e va confwermata la sua natura di intervento una tantum. Inoltre, ha aggiunto il vicepremier, «bisogna escludere le banche del territorio dal provvedimento».

Parlando alla Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lucca) Tajani ha indicato un’altra priorità azzurra: «Dovremmo stabilizzare il taglio del 7% del cuneo fiscale e progressivamente detassare le tredicesime, gli straordinari, i premi di produzione, il lavoro festivo e domenicale».

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La posizione degli istituti di credito

Da parte loro i banchieri sembrano aver apprezzato i primi correttivi inseriti dal governo. Non potendo superare lo 0,1% del totale dell’attivo, l’impatto del prelievo appare decisamente edulcorato. È stata inoltre letto come un gesto di riguardo anche la decisione di non quantificare le entrate: la vaghezza della relazione tecnica, che “prudenzialmente” non stima gli incassi, potrebbe infatti sottintendere la possibilità di nuove modifiche.

Fi: escludere i piccoli istituti

Modifiche per le quali spinge soprattutto Forza Italia (a differenza della Lega), come ha spiegato il leader azzurro Tajani. «Capisco la premier Giorgia Meloni ( che si è intestata la responsabilità del provvedimento, ndr) ma non cambiamo idea - ha dichiarato -. Abbiamo già definito una serie di emendamenti perché sul serio i cittadini possano continuare a beneficiare del sostegno del sistema creditizio. Tre sono le strade: innanzitutto chiediamo di escludere dalla tassazione quelle banche che non sono sotto il controllo della Bce. Sono i piccoli istituti. Sono le banche di prossimità. Quelle che raccolgono soprattutto al Centrosud i risparmi degli italiani e che sono più vicine alle esigenze di famiglie e imprese. E sono proprio le banche che potrebbero maggiormente patire le conseguenze del provvedimento. Finirebbero per essere più a rischio delle stesse banche straniere presenti sul territorio italiano».

Emendamenti per rendere la tassa deducibile e una tantum

«Ci impegneremo inoltre - ha aggiunto Tajani - perché la tassazione sia fiscalmente deducibile. Infine: deve essere una misura una tantum. A settembre chiederemo poi un tavolo specifico con i rappresentanti delle banche, perché il confronto è necessario», sottolinea ancora Tajani, che non manca di sollevare anche questioni di metodo: «Il pacchetto andava annunciato a mercati chiusi». Non solo. «Se servono soldi per il bilancio dello Stato è giusto che possano essere presi anche dalle banche, ma senza che questo sembri un atto ostile, dobbiamo preservare la nostra credibilità internazionale, non possiamo permetterci di spaventare gli investitori mostrando un atteggiamento punitivo con gli istituti che, per di più, sono indispensabili nelle situazioni di difficoltà finanziaria».

La deducibilità per mitigare tassa su extraprofitti

Ci sono ad ogni modo spazi per “mitigare i danni” nel cammino che entro il 10 ottobre porterà alla conversione del decreto. Per farlo la via principale si chiama deducibilità. L’obiettivo, di sicuro gradito alle banche, è quello di rendere deducibili dall’imponibile gli importi che saranno prelevati. Che sia questa la modifica che passerà o di altro tipo, dopo la conversione del decreto legge in Parlamento, la tassa “potrebbe finire per essere ancora più annacquata di quanto non sia diventata martedì”, ha commentato il Financial Times. Il quotidiano economico è tornato a scrivere sulla tassa definendolo “disastrosa” e forse “il più grande errore” del governo Meloni.

Gli effetti della tassa sul bilancio delle banche

Sull'ammontare degli eventuali effetti causati ai bilancio dall'introduzione dell'imposta sugli extra-profitti in sé si sono esercitati un po' tutti gli analisti e le banche d'affari, pur nell'indeterminatezza di quanto indicato finora dalle norme. Mediobanca Securities stima per esempio che il prelievo potrebbe pesare per circa 1,9 miliardi di euro sulle banche e sulle società del risparmio gestito seguite dai loro esperti. Si ridurrebbe tuttavia a 1,3 miliardi in caso di deducibilità, con un impatto a una sola cifra (cioè sotto il 10%) sugli utili per azione oppure un'erosione del requisito patrimoniale Cet1 nell'ordine di 10-20 punti base.

Le ripercussioni internazionali

Oltre a questo effetto legato alla sola operazione del Governo occorre però considerare anche le conseguenze indirette che rischiano di farsi sentire nel lungo periodo agli occhi degli investitori, soprattutto quelli esteri. Questi ultimi in particolare potrebbero essere condizionati dall'incertezza creata attorno al comparto del credito nazionale (e non solo) da simili iniziative una tantum dell'esecutivo, come è stato sottolineato soprattutto sulla stampa internazionale. Ed è su questo terreno più insidioso, a maggior ragione perché legato alla fiducia, che si dovrà lavorare a valle della conversione del Decreto legge Omnibus.

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