Folgiero: «Fincantieri, pronto il polo tecnologico per la subacquea»
Il numero uno del gruppo tratteggia le prossime mosse e quantifica in 20 miliardi le opportunità commerciali da qui al 2027 nella difesa. «La nuova amministrazione Trump? Credo farà passi forti nel navale»
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L’ultima mossa è stata messa a segno qualche giorno fa con il closing dell’acquisizione di Wass, la linea di business di Leonardo che produce sonar e siluri, consolidando così il posizionamento del gruppo nella subacquea, su cui il ceo di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ha dimostrato di avere lo sguardo molto lungo, avendone intuito il potenziale prima di altri. «Fino a poco tempo fa l’underwater sembrava un tema un po’ futuristico, ora invece è diventato un macro trend di dominio pubblico ed è chiaro a tutti che la minaccia ormai viaggia sott’acqua», spiega il numero uno in questa intervista al Sole 24 Ore. Ecco perché, partendo dalla sua felice intuizione, il gruppo ha scelto di muovere su alcuni tasselli (da Wass a Remazel, specializzata nella progettazione e costruzione di soluzioni per il settore offshore energetico e subacqueo) sulla base di una strategia di lungo termine che porterà ora a uno step successivo sul modello di quanto già fatto per la meccatronica. «La fase 1 - precisa Folgiero - vedrà la nascita di un vero e proprio polo tecnologico della subacquea che sarà chiamato a coordinare organizzativamente tutte le attività collegate all’underwater». Dove, vale la pena di ricordare, Fincantieri ha messo in fila negli ultimi mesi tutta una serie di alleanze, da Sparkle a Saipem, per presidiare l’intera catena del valore.
Il polo preclude alla nascita di una società ad hoc?
Non amo le societarizzazioni perché hanno adempimenti che si mangiano il business. Per questo abbiamo optato per la creazione di un polo tecnologico che, come abbiamo già visto in altri casi, dovrà far lavorare insieme le nostre aziende che hanno delle adiacenze e dovrà essere focalizzato sullo sviluppo del business e dei prodotti. Ma sarà chiamato anche a garantire, sia nel breve che nel medio-lungo termine, volumi, ricavi e margini significativi.
Avete appena chiuso l’operazione su Wass. Ci sono spazi per ulteriori M&A?
Noi ci siamo mossi secondo una strategia “make or buy” (fare o comprare, ndr) molto precisa andando ad acquisire competenze e prodotti che avevamo in animo di avere in “casa”, in parallelo a una serie di alleanze nel settore. Ora quello che manca dobbiamo realizzarlo da noi e si chiama underwater management system, vale a dire la piattaforma che integra tutte queste tessere e che le fa comunicare tra loro e con la “mother ship”, la nuova nave di superficie su cui siamo già al lavoro. Perché questa forte spinta sulla subacquea si porta dietro tutto un riflesso sul mondo navale dell’hardware che poi sono le navi del futuro, per esempio quelle che trasportano droni.



