Fuga dalle borse regolamentate

Gas ed elettricità, prezzi giù ma la liquidità rimane ridotta ed espone a rischi

Gli operatori, scottati dagli eccessi di volatilità del 2022, si sono allontanati dai mercati regolamentati in Europa. Una situazione pericolosa per le utilities, che oggi dominano gli scambi, e più in generale per la stabilità finanziaria

di Sissi Bellomo

(Aldeca Productions - stock.adobe.com)

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I prezzi dell’energia continuano a scendere, ma la crisi del 2022 ha lasciato cicatrici che stentano a rimarginarsi. Molti operatori – scottati dall’estrema volatilità, che ha fatto esplodere i margini di negoziazione – si sono allontanati dalle borse regolamentate, accettando di esporsi a forti rischi pur di contenere le spese. Le strategie di copertura si sono in qualche caso ridimensionate, in altri sono diventate molto meno “sicure”, nell’eventualità di insolvenza della controparte.

Scambi Otc cresciuti dal 15 al 27%

Per quanto riguarda il gas in particolare la quota di scambi Otc (Over-the-counter), fuori dalle borse, è aumentata al 27% rispetto al 15% dell’estate scorsa, rileva un rapporto appena pubblicato dall’Esma. E per ora non ci sono segnali di inversione di tendenza.

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Si tratta di un’esposizione intorno a 135 miliardi di euro, su un totale di 500 miliardi di controvalore delle posizioni aperte a fine 2022, che a loro volta per il 70% erano in mano a soggetti non finanziari, come le utilities (le banche sono al 22%, mentre i fondi speculativi hanno guidato la ritirata e occupano ormai una posizione marginale): una situazione che secondo l’autorità di vigilanza europea solleva «preoccupazione per la trasparenza più limitata e per le richieste di margini e collaterale più personalizzate» nelle operazioni Otc, con conseguenti rischi più elevati, anche per la stabilità finanziaria.

Un’altra «vulnerabilità» viene individuata dall’Esma nell’«alto grado di concentrazione dei partecipanti al mercato», sia sul fronte del clearing che su quello delle attività di trading, visto che il 50% delle posizioni (in valore) è in mano ad appena 5 operatori e il 60% è in mano a dieci in tutto.

Mercati elettrici, scambi crollati del 31% nel 2022

Uno studio di Prospex Reaserch evidenzia intanto che c’è stata una fuga anche dai maggiori mercati europei dell’elettricità: i volumi di scambio nel 2022 sono crollati del 31%, a 5.696 TWh, il minimo dal 2000, quando la società britannica ha iniziato le rilevazioni, e risultano più che dimezzati rispetto al picco del 2016. Quella dell’anno scorso è anche la riduzione più forte degli ultimi 22 anni. Il valore degli scambi – per via dei prezzi record – è comunque balzato al massimo storico di 1.300 miliardi di euro (+58% rispetto al 2021, su base spot).

«L’incertezza e la scarsa fiducia ancora affliggono i mercati», commenta con Bloomberg il direttore di Prospex Ben Tait, denunciando il «circolo vizioso» determinato dalla bassa liquidità, che rischia di allontanare altri operatori, o di scoraggiare il rientro di chi si è ritirato.

L’estate scorsa l’elettricità (complici anche la crisi del nucleare francese e i bacini idrici svuotati dalla siccità) ha raggiunto picchi di prezzo superiori a 1.000 euro per Megawattora in molti Paesi europei, mentre il gas è volato sopra 340 €/MWh ad agosto al Ttf:  livelli senza precedenti e oltre dieci volte superiori a quelli attuali.

Il mese più drammatico, soprattutto per quanto riguarda i “margin call”, è stato però marzo, quando la volatilità ha raggiunto il 300% e i margini iniziali – riferisce l’Esma – sono saliti addirittura al 70% del valore nozionale all’Ice Endex (dal 40% di febbraio e dal 20% di novembre 2021). È a quell’epoca che molti Governi hanno dovuto sorreggere le utilities, con iniezioni di liquidità che nel complesso ammontano a 194 miliardi di euro stima il think tank Bruegel.

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