Mercati

I cinque motivi per cui Borsa e spread tengono meglio delle attese sulla crisi

In due giorni di crisi Piazza Affari perde il 2,3% e lo spread sale a 241: se non c’è stato il temuto crollo è per una serie di ragioni. Ecco quali

di Morya Longo

(ANSA)

3' min read

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L’effetto c’è stato. La caduta del Governo Draghi ha fatto scendere la Borsa di Milano negli ultimi due giorni complessivamente del 2,3% e salire lo spread tra BTp e Bund da 216 a 241 punti base. Facendo dell’Italia maglia nera sui mercati, se si conta che nello stesso periodo l’indice Eurostoxx delle Borse europee ha fatto un +0,3%. Eppure, in fin dei conti, la tempesta è stata meno grave di quanto tanti non temessero: in alcuni momenti ieri la Borsa di Milano è arrivata a perdere quasi il 3%, ma poi ha recuperato e ha chiuso a -0,7%. Nulla di piacevole, certo, ma nulla neppure di devastante.

A calmare i mercati sono infatti intervenuti vari elementi. Almeno cinque. Uno: l’annuncio dello scudo anti-spread da parte della Bce. Due: gli acquisti che la stessa Bce sta facendo sui titoli italiani per 600-700 milioni al giorno, secondo elaborazioni di mercato, grazie alla flessibilità sui reinvestimenti del programma Pepp. Tre: la ripartenza del gasdotto Nord Stream 1. Quattro: il fatto che i portafogli degli investitori siano scarichi di rischi e dunque pronti per gli acquisti. Cinque: il fatto che ormai i BTp sono detenuti in gran parte da mani domestiche e stabili.

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L’ANDAMENTO

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Due giornate ad alta volatilità

Partiamo dai numeri. In due sedute, da quando cioè è caduto il Governo Draghi al Senato, la Borsa di Milano ha perso il 2,3%. Performance che si confronta con il -0,5% della Borsa tedesca, con lo 0% di quella francese e il -1,4% di quella spagnola. La vera differenza di performance tra Milano e le altre piazze finanziarie è però sulle banche, quelle che più risentono del rischio-Paese: l’indice settoriale in due sedute ha perso il 5,8%, contro il +0,6% delle banche tedesche, il +0,4% di quelle francesi e -1,4% di quelle spagnole.

Serio è stato l’impatto sui titoli di Stato, con i rendimenti italiani saliti in due sedute di circa 20 punti base al 3,62%. Tanto, se si pensa che negli stessi due giorni i rendimenti decennali spagnoli sono rimasti fermi a 2,48% e quelli greci sono saliti di 10 punti base al 3,55%. Restano dunque inferiori a quelli italiani, dopo il sorpasso di mercoledì. E anche le polizze anti default dell’Italia sono rincarate, passando in due giorni da 153 a 173 punti base.

Il ruolo della Bce

La Bce ha avuto un ruolo importante nell’evitare una caduta peggiore per azioni e BTp italiani. Da un lato perché, nell’ambito della flessibilità nei reinvestimenti del programma Pepp, l’Eurotower secondo i calcoli di mercato sta comprando quotidianamente qualcosa come 600-700 milioni di euro di BTp. Questo significa che ogni mese acquista anche oltre una decina di miliardi di BTp, solo per i reinvestimenti dei titoli che scadono nel programma Pepp. Non poco. Questo aiuta. Ma ieri è stato anche lo scudo anti spread annunciato dalla Bce, pur con alcune ombre, a sostenere il mercato. E ad evitare che sui titoli italiani le vendite fossero maggiori.

Sul mercato le opinioni sono discordanti sulla reale efficacia di questo scudo, date le condizioni che rendono un Paese potenziale beneficiario e data la discrezionalità che il consiglio della Bce avrà per attivarlo (si veda pagina 3). Ma di certo la notizia del varo di questo scudo non solo ha compensato la sorpresa negativa per il rialzo dei tassi di 50 punti base, ma ha di certo evitato che lo spread italiano salisse di più.

Gli altri sostegni

Ad aiutare Borsa e spread ci sono stati anche altri fattori. Da un lato la notizia della riapertura (pur parziale) del gasdotto Nord Stream 1. Dall’altro gli investitori hanno ormai un tale pessimismo a livello globale e portafogli così scarichi di rischio, che ogni notizia meno negativa del previsto diventa un motivo per comprare. Pochi giorni fa il sondaggio mensile di Bank of America tra i gestori globali l’ha confermato: gli investitori hanno nei portafogli una quantità di cash come non accadeva dal 2011 e un’esposizione sul mercato azionario ai minimi dal crack Lehman nel 2008. Questo si traduce in opportunità di acquisto quando le notizie sono meno nere del previsto. Come ieri.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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