Il braccio di ferro tra banche centrali e Borse. Chi vincerà?
Si moltiplicano i messaggi da falco da parte dei membri di Fed e Bce, ma le Borse tengono: si divaricano le aspettative tra banche centrali e mercati
di Morya Longo
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I punti chiave
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Da un lato ci sono le Borse, che - tra alti e bassi come quello di ieri - immaginano un futuro tutto sommato roseo: l’economia a loro avviso reggerà l’urto dei tassi elevati, l’inflazione si abbasserà in maniera naturale grazie al calo dei prezzi energetici e al ripristino delle supply chain e le banche centrali abbaiano oggi più di quanto non morderanno domani. Dall’altro ci sono le banche centrali, che - pur con voci discordanti e spesso contradditorie - continuano invece ad abbaiare e a preannunciare maggiori rialzi dei tassi d’interesse.
Ovvio che da una parte o dall’altra qualcuno sta facendo la scommessa o la promessa sbagliata: o le Borse sono troppo esuberanti (i rialzi da inizio anno sono a due cifre), oppure le Banche centrali saranno più clementi di quanto non lascino intendere ora.
La seduta di venerdì
Anche la giornata di venerdì ben disegna questa contraddizione: di fronte a molte dichiarazioni da ”falco” di banchieri centrali negli Stati Uniti e in Europa, le Borse europee hanno chiuso solo con marginali variazioni negative dopo cali maggiori in mattinata. Milano -0,37%, Francoforte -0,33%, Parigi -0,25%. Ribassi più pronunciati solo negli Stati Uniti.
Un riprezzamento c’è stato più forte sui titoli di Stato (tassi in rialzo), ma sono bastate nel pomeriggio parole più concilianti del presidente della Banca centrale francese a farli tornare nei ranghi: il Bund decennale rendeva il 2,48% giovedì ed ha chiuso a 2,44%, mentre i BTp sono scesi dal 4,32% al 4,28%. Anche i rendimenti dei Treasury Usa sono rimasti invariati alla fine della giornata intorno al 3,83%, dopo un balzo al massimo da tre mesi nel pomeriggio a 3,93%.
Le voci dei banchieri centrali: la Fed Usa
Sia negli Stati Uniti sia in Europa i banchieri centrali continuano però a ribadire che la lotta all’inflazione non è terminata e che maggiori rialzi dei tassi serviranno. Oltreoceano hanno ribadito il concetto sia la presidentessa della Fed di Cleveland, Loretta Mester (secondo la quale i tassi dovranno salire oltre il 5% «e restarci per un lungo periodo di tempo»), sia il presidente della Fed di St. Louis, James Bullard (secondo cui sarà «appropriato» alzare i tassi d’interesse al 5,25%-5,50%). Considerando che attualmente sono nella forchetta 4,50%-4,75%, significa che la Fed dovrebbe alzarli altre tre volte di 25 punti base.


