Il prezzo scende

Il gas russo fa meno paura: per pagare in rubli c’è tempo. Dagli Usa arrivi record di Gnl

Versamenti non prima di metà aprile, nel frattempo le forniture di Gazprom restano regolari. E in Europa continuano ad arrivare volumi record di gas liquefatto, soprattutto dagli Stati Uniti.

di Sissi Bellomo

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Aprile è cominciato senza traumi sul mercato del gas, nonostante il passaggio ai rubli richiesto dalla Russia. Il decreto firmato dal presidente Vladimir Putin è entrato in vigore, ma l’Europa continua a ricevere forniture regolari da Gazprom. Né poteva andare diversamente, visto che «i pagamenti per le attuali consegne non devono essere fatti oggi», com’è tornato a ricordare il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

A seconda dei contratti, il versamento si fa «in qualche momento della seconda metà di aprile, o anche a inizio maggio». Solo a quel punto, se qualche cliente non si sarà adeguato, Mosca potrebbe ritenerlo «insolvente» ed eventualmente punirlo, come minacciato da Putin, con l’interruzione delle forniture.

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Peskov ha anche chiarito che il decreto numero 172, firmato da Putin, «naturalmente non è retroattivo». Inoltre non è nemmeno «scolpito nella pietra»: potrebbe essere revocato qualora emergessero «altre condizioni» (che però non ha specificato).

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Gas ribassato di oltre il 10%

Il mercato ha tirato un sospiro di sollievo, che si è tradotto in un ribasso di oltre il 10% per il prezzo del gas, tornato a scambiare intorno a 113 euro per Megawattora venerdì 1 al Ttf dopo un falso allarme lanciato da alcuni media sulla presunta interruzione delle forniture di gas russo alla Germania: in realtà era il solito andamento intermittente dei flussi nel gasdotto Yamal-Europe, legato a esigenze commerciali più che a strategie politiche.

Del resto il gas al momento non manca. Non solo le forniture russe proseguono, ma l’Europa continua a ricevere consegne record di Gnl, sia pure a caro prezzo. A marzo, secondo dati Refinitiv, le importazioni sono tornate sui massimi storici di gennaio: 9,2 milioni di tonnellate (8 milioni se si esclude la Gran Bretagna), di cui ben 4,9 milioni dagli Stati Uniti, il 65% del loro export totale.

Washington ha già quasi soddisfatto la promessa di forniture extra per 15 miliardi di metri cubi di gas nel 2022: nel primo trimestre ci hanno inviato 9 milioni di tonnellate di Gnl in più rispetto a un anno fa, ossia 12,5 miliardi di metri cubi di gas.

Il rischio remoto che Mosca chiuda i rubinetti

Il rischio che Mosca decida di chiudere i rubinetti non è infondato, ma appare comunque remoto. In ballo ci sono entrate importanti: le esportazioni di gas ai Paesi definiti ostili hanno fruttato la cifra record di 9,75 miliardi di dollari a gennaio, riferisce Interfax. I volumi venduti (7,1 miliardi di metri cubi) hanno rappresentato oltre il 60% del totale.

La posta in gioco, insomma, è alta. Tanto da giustificare il passo indietro del Cremlino sulla questione del rublo: la pretesa di modificare i contratti è stata ritirata e il gas potremo ancora pagarlo in euro o in dollari. Unica richiesta è l’apertura di un doppio conto presso Gazprombank, uno dei quali in valuta russa, in modo che sia la banca (non sanzionata dalla Ue) ad effettuare il cambio in rubli e a intermediare il pagamento a Gazprom.

«Se le cose fossero così, tutto sommato non cambierebbe molto», ha commentato al Tg1 il ministro della Transizione ecologica Stefano Cingolani, riecheggiando osservazioni simili della ministra francese dell’Ecologia Barbara Pompili.

Qualche scetticismo rimane, soprattutto a livello di istituzioni europee: c’è un tentativo di «coordinare un approccio comune» sulla risposta da dare a Mosca, ha twittato Ditte Juul Jorgenesen, direttore generale Energia della Commissione Ue. Ma da Bruxelles per ora non è arrivata una posizione ufficiale sulla questione e i Paesi membri – se non addirittura le singole società acquirenti del gas russo – potrebbero muoversi in ordine sparso.

Le notifiche di Gazprom

Venerdì 1 Gazprom ha cominciato a notificare ai clienti la «nuova procedura per i pagamenti» ed Eni è stata tra i primi a riceverla: «La stiamo analizzando, per il momento non abbiamo altri commenti», fanno sapere da San Donato.

Il colosso russo ha anche comunicato la cessione (non si sa a chi) della controllata tedesca Gazprom Germania GmbH, una “scatola” che contiene asset importanti, a cominciare da Gazprom Marketing & Trading (basata a Londra, oggi in forte crisi), passando per Astora (che controlla depositi di stoccaggio russi in territorio europeo), WIEH, Wingas e Gazprom Schweiz.

Secondo indiscrezioni pubblicate dal giornale tedesco Handelsblatt, Berlino stava studiando un esproprio – esteso anche a Rosneft Deutschland – per prevenire un tracollo nelle forniture di energia al Paese in caso di paralisi delle operazioni delle società in questione. Il portavoce del Cremlino Peskov ha escluso categoricamente che la vicenda sia legata alla richiesta di pagamento del gas in rubli.

C’è ancora poca chiarezza sugli ultimi sviluppi, il che di certo non contribuisce a rasserenare gli animi su quanto potrebbe accadere sui mercati energetici.

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