L’Ai cinese

L’app di DeepSeek non è più disponibile negli store di Apple e Google in Italia

L’app cinese di Ai generativa non è più raggiungibile tra l’elenco delle app. Il sito risulta invece funzionante

  EPA/SALVATORE DI NOLFI

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DeepSeek, l’app di Ai generativa cinese che ha fatto molto parlare di sé negli ultimi giorni, non risulta più scaricabile negli store di Google ed Apple in Italia. Al momento non è noto il motivo.

Il sito risulta invece raggiungibile, anche se va rilento. Funzionano anche le app installate in precedenza.

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Ieri sera il Garante della Privacy aveva informato di aver inviato una richiesta di informazioni a Hangzhou DeepSeek Artificial Intelligence e a Beijing DeepSeek Artificial Intelligence, le società che forniscono il servizio di chatbot DeepSeek, sia su piattaforma web che su App.

«L’Autorità, considerato l’eventuale alto rischio per i dati di milioni di persone in Italia, ha chiesto alle due società e alle loro affiliate di confermare quali siano i dati personali raccolti, da quali fonti, per quali finalità, quale sia la base giuridica del trattamento, e se siano conservati su server collocati in Cina» si leggeva nella nota del Garante.

Il Garante ha dato 20 giorni alle aziende per rispondere. L’app di DeepSeek era tra le più richieste. Anche negli Stati Uniti risulta la più scaricata su Google Play Store. Secondo la società di analisi AppFigures dal suo lancio, a metà gennaio, DeepSeek è stata scaricata oltre 1,2 milioni di volte sul Play Store e oltre 1,9 milioni di volte sull’App Store in tutto il mondo.

Lo stesso Garante bloccò temporaneamente ChatGPT, il chatbot di OpenAI, in Italia il il 31 marzo 2023 per violazioni del GDPR. Lo stop durò un mese. Il servizio riprese dopo aver introdotto una serie di modifiche alla piattaforma. OpenAI fu poi sanzionata con una multa di 15 milioni di euro nel dicembre 2024 per violazioni relative al trattamento dei dati personali degli utenti da parte di ChatGPT.

La preoccupazione verso DeepSeek «è la stessa che avevamo maturato su Chapt-Gpt/OpenAi due anni fa: bisogna sapere quali sono le fonti che hanno alimentato il chatbot, qual è la base giuridica su cui si è mosso e soprattutto evitare o comunque sapere che non ci siano fake news e bias» ha detto a Radiocor il presidente del Garante della privacy Pasquale Stanzione.

«Le informazioni ci devono provenire dalla piattaforma che ha generato il chatbot in modo tale che noi possiamo tutelare i consumatori, penso soprattutto ai minori e al loro accesso nella utilizzazione di questo nuovo chatbot», ha detto. «Al ricevimento delle informazioni si aprirà l’istruttoria per vedere se queste informazioni sono corrispondenti - ha proseguito in merito al seguito della procedura che inizierà dopo i 20 giorni concessi a DeepSeek per fornire le informazioni- Noi abbiamo il parametro di riferimento rappresentato dal GDPR per vedere se c’è compliance con quello». La richiesta di informazioni da parte del Garante, ha dichiarato Stanzione, è seguita alla segnalazione di Altroconsumo. Un nodo chiave delle verifiche da parte dell’Autorità riguarda i server in cui i dati del chatbot vengono conservati.

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