Politica monetaria

Tassi di interesse, Fed verso una pausa nei tagli

I tassi di interesse resteranno fermi, dopo il taglio da un punto percentuale nel 2024

Il presidente della Federal Reserve Jerome Powell parla durante una conferenza stampa al termine di una riunione di due giorni sulle politiche della banca centrale a Washington, negli Stati Uniti, 18 dicembre 2024. REUTERS/Kevin Lamarque/File Photo

3' min read

3' min read

Una pausa. Probabilmente fino a marzo. La Federal reserve dovrebbe mantenere invariato il target dei Fed Funds, nella sua riunione di gennaio, in attesa di capire gli effetti complessivi della manovra di taglia che ha portato il costo ufficiale del credito a breve termine dal 5,25-5,50% - livello abbandonato a settembre – fino al 4,25-4,50 per cento.

Solo due tagli nel 2025

I “dots”, i punti con cui vengono riassunti in un grafico le previsioni dei singoli componenti del Comitato di politica monetaria (il Fomc, Federal open market committee), esprimono infatti una mediana del 3,75-4% per fine anno, pari a soli due altri tagli nel corso del 2025. Gli analisti si aspettano ora una riduzione dei tassi a marzo, quando saranno riviste le proiezioni.

Loading...

Inflazione ancora ostinata

INFLAZIONE USA - INDICE PCE

Loading...

In passato la Fed era stata più ottimista: a settembre pensava che a fine 2025 i tassi avrebbero raggiunto quota 3,25%-3,50%. L’inflazione si è poi rivelata più ostinata del previsto e non sono mancati rialzi. Gli ultimi dati dell’indice Pce, di riferimento, si riferiscono a novembre – i prossimi saranno pubblicati il 31 gennaio – e mostrano un aumento annuo dei prezzi del 2,4%, con un indice core in crescita del 2,8%. Sono dati non molto distanti da quelli di Eurolandia – un’area valutaria ovviamente del tutto diversa – dove i tassi sono decisamente più bassi.

Aspettative in rialzo

QUATTRO MESI DI ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI MERCATO

Loading...

Le misure di mercato delle aspettative di inflazione sono però in rialzo da settembre. Il break even a cinque anni, in particolare, è passato da un minimo dell’1,86% – sufficientemente al di sotto dell’obiettivo del 2% – fino al 2,5% e più. Per le altre misure il rialzo è stato meno pronunciato - per gli swaps, anzi, c’è stata una tormentata flessione - ma si tratta, con tutti i loro limiti e le attuali ambiguità, di dati ben più importanti, per la politica monetaria, dell’inflazione passata. Da tenere quindi in attenta considerazione. La mappa sull’inflazione elaborata dalla Federal reserve di Atlanta mostra inoltre tutti gli indicatori al di sopra dell’obiettivo, e di almeno 50 punti base. Le pressioni sull’inflazione non desistono.

Retribuzioni ancora surriscaldate

SALARI ORARI ANCORA IN CORSA

Loading...

I salari orari, del resto, continuano ad aumentare rapidamente, e sembrano oscillare intorno al 4% da più di un anno. Non è un male dopo la perdita di potere d’acquisto dei mesi scorsi – che ha inciso sul risultato elettorale – ma si tratta comunque di una velocità insostenibile nel medio periodo, che può creare pressioni sui prezzi. È possibile che la Fed voglia anche capire l’andamento delle spese pubbliche, molto aumentate durante l’ultimo anno della presidenza Trump e la presidenza Biden (inutilmente, sul piano elettorale, per entrambi i candidati).

Condizioni finanziarie sempre più accomodanti

LA CURVA DEI RENDIMENTI DAL 2023

Loading...

La curva dei rendimenti ha registrato le aspettative sui tassi restando sostanzialmente invariata rispetto a metà dicembre, ma a livelli in decisa flessione rispetto a ottobre 2023. Si è inoltre ridimensionata l’inversione della curva – che talvolta annuncia una contrazione dell’attività – al punto che le probabilità di recessione entro un anno sono rapidamente scese dal 61% di luglio al 30,8%. Le condizioni finanziarie, calcolate dall’indice di Chicago, segnalano inoltre una situazione sempre più accomodante di tutta la catena di trasmissione della politica monetaria.

La necessità della prudenza (e il rischio-Trump)

A fronte di un’attività economica ancora vivace – le assunzioni hanno di nuovo superato a dicembre la media degli ultimi due anni – la Federal reserve può permettersi di pazientare per evitare il rischio di veder l’inflazione risalire o stabilizzarsi a livelli troppo elevati. È anche importante, per la banca centrale americana, resistere alla pressioni della politica. Donald Trump ha chiaramente detto di essere «più esperto di tassi della Federal reserve» confondendo la propria esperienza di imprenditore, per il quale i tassi sono un costo, e quella del banchiere centrale, per il quale i tassi sono uno strumento, o un obiettivo intermedio, per tenere sotto controllo l’inflazione. Meno importante, ma non irrilevante per i suoi effetti indiretti, è la nuova politica dei dazi, che per il nuovo presidente sono pagati dagli paesi esportatori, mentre sono una tassa che fa alzare i prezzi e può gravare su imprese e consumatori del paese che le introduce.

Copyright reserved ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti