Conti correnti, la guerra in Ucraina spinge la corsa dei depositi delle famiglie italiane
A marzo la liquidità delle famiglie cresce ancora (+0,2% sul mese precedente) fino a 1.174 miliardi: l’aumento sfiora il 10% in due anni. Crescono anche i prestiti: +5,2% i mutui, +1,7% il credito al consumo. Più servizi digitali per ridurre costi e rischi
di Michela Finizio
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Il conflitto in Ucraina spinge la corsa delle famiglie italiane ad accaparrarsi liquidità, un trend innescato già dalla pandemia. I depositi parcheggiati nei conti correnti crescono anche in tempo di guerra, così come le richieste di prestiti, sia personali che finalizzati. Tanto che la corsa impone alle banche di investire in innovazione e servizi digitali.
L’impennata dei depositi
Né la guerra scoppiata a fine febbraio né le paure legate all’inflazione, dunque, sembrano arrestare la corsa degli italiani al risparmio “liquido”. I depositi delle famiglie consumatrici, in particolare, a marzo hanno sfiorato i 1.174 miliardi euro, risultando in crescita dello 0,21% rispetto al mese precedente, quando iniziò l’offensiva militare russa. A dirlo sono i dati sulle consistenze della Banca d’Italia che registrano un trend costante negli ultimi due anni: da quando è esplosa la pandemia (marzo 2020) l’aumento è stato del 9,96 per cento.
Il trend è confermato dalle stime Abi sul mese di aprile, in base alle quali i depositi (tra quelli in conto corrente, i certificati di deposito e i pronti contro termine) di tutta la clientela residente - incluse le imprese - risultano in aumento di un ulteriore 5,2%, saliti di 92 miliardi di euro in un anno.
In buona misura, all’inizio si è trattato di un contraccolpo legato all’impossibilità di spendere su molti settori e servizi e all’incertezza sul futuro. Poi è arrivata la crisi dei consumi. Tanto che oggi la liquidità mette sotto pressione le banche, rischiando di gravare eccessivamente sui costi di gestione, complice un lungo periodo di tassi negativi. Da qui nasce l’esigenza per gli istituti di credito di monitorare meglio i flussi, investire per ottimizzare le spese e incentivare i moduli di investimento, ad esempio con la finalità di spronare la clientela a trasformare una parte della liquidità in fondi o polizze. Non c’è tasso di remunerazione, infatti, che possa mettere in salvo i depositi accantonati dai rialzi dell’inflazione.
Boom dei prestiti «brevi»
Nel frattempo, a maggio le richieste di prestiti da parte delle famiglie, sia personali che finalizzati, risultano in crescita del 23% secondo Crif. E la domanda fa lievitare le erogazioni, cresciute del 4% a marzo (ultimo bollettino Abi). Salgono sia i mutui per l’acquisto di abitazioni (+5,2%) sia il credito al consumo (+1,7%). In particolare, a fine 2021 la quota di compravendite finanziate con mutuo ipotecario è salita fino al 73%, avvicinandosi ai valori dell’estate del 2019.

