L’altro volto dell’inflazione

Lo scudo al caro-prezzi arriva dal BTp Italia: in un anno cedole oltre l’8%

In ottobre 4 titoli indicizzati all’inflazione italiana «staccano» coupon superiori al 4% lordo. E nel lungo termine garantiscono ritorni più che triplicati rispetto ai BTp nominali

di Maximilian Cellino

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Incassi superiori al 4% nel mese d’ottobre, per un flusso cedolare che in alcuni casi va oltre l’8% lordo quando si tirano le somme dell’ultimo anno. Quelli che a una prima lettura sembrerebbero tassi da Paesi emergenti o da bond ad alto rendimento, appartengono invece ai BTp. Non c’è però da allarmarsi, perché le finanze del nostro Paese non sono sull’orlo del precipizio come quasi undici anni fa, quando lo spread dei titoli del Tesoro nei confronti dei Bund tedeschi balzò improvvisamente oltre i 500 punti base.

I BTp sono di nuovo in zona 4%. Ma stavolta potrebbero restarci. Ecco perché

L’inghippo sta in fondo tutto nella maxi-inflazione, che viene inglobata negli interessi pagati con cadenza semestrale dai BTp Italia. Nello scenario che si è sviluppato negli ultimi 18 mesi, le obbligazioni create dal Tesoro pensando in origine proprio ai risparmiatori offrono infatti una sorta di ricompensa (purtroppo soltanto parziale) alle famiglie sempre più strette nella morsa dei rincari dei carburanti, delle bollette e del paniere della spesa di tutti i giorni.

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LA FOTOGRAFIA

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Gli incassi di ottobre

Per i quattro titoli della serie che «staccano» la cedola in questo periodo si parla appunto di rendimenti lordi, ai quali viene applicata una ritenuta del 12,5%, che variano dal 4,258% al 4,394% versati dal BTp Italia con scadenza aprile 2024 martedì 11 ottobre (gli altri sono in programma nelle successive due settimane). E se si sommano idealmente gli ultimi due incassi semestrali, l’attuale e quello dello scorso aprile, un titolo come il BTp Italia ottobre 2024 raggiunge un flusso cedolare annuale dell’8,24% lordo per quanti lo avessero acquistato prima di 12 mesi fa.

Sembrano quindi proprio alle spalle gli anni delle «cedole» magre, complice un’inflazione sparita dai radar, che avevano contribuito al calo di popolarità di bond indicizzati ai prezzi quali i BTp Italia dopo l’autentico record di sottoscrizioni che aveva accompagnato le prime serie. Nell’operazione datata novembre 2013 ci si era spinti addirittura oltre 22 miliardi di euro, un ammontare poi replicato soltanto nell’emissione del maggio 2020 per finanziare le spese legate all’emergenza sanitaria ed economica scatenata da Covid.

Anche per questo motivo il Tesoro è tornato lo scorso giugno a collocare un nuovo BTp Italia, il 17esimo della serie, con caratteristiche simili per quanto riguarda le cedole pagate ogni 6 mesi insieme con la rivalutazione del capitale maturata per effetto dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo nazionale. Ma anche con un tasso di interesse reale annuo minimo garantito dell’1,60% e con la principale novità di un premio di fedeltà questa volta doppio e pari all’1% complessivo del capitale nominale inizialmente sottoscritto per chi lo conserverà fino alla scadenza finale del giugno 2030.

La sfida con i titoli nominali

Il nuovo scenario inflattivo rende a questo punto decisamente interessante (e vincente) il confronto fra questa particolare tipologia di strumento con i BTp più tradizionali a tasso fisso. Nella simulazione effettuata da Skipper Informatica per Il Sole 24 Ore si vede infatti chiaramente come l’ipotetico investimento di 10mila euro nel BTp Italia emesso il 17 ottobre 2016 porterà alla sua scadenza fra due anni nelle tasche di un risparmiatore oltre 3mila euro lordi in più nel caso in cui l’inflazione si mantenga stabile sugli attuali livelli.

Lo stesso ammontare impiegato in un BTp nominale con durata residua simile garantirà invece, fra incassi intermedi e a scadenza, meno di mille euro. Grazie soprattutto alla fiammata dei prezzi degli ultimi mesi il rendimento annualizzato del BTp Italia indicizzato ai prezzi rischia insomma di essere oltre il triplo rispetto a quello del titolo «tradizionale»: 3,42% contro 1,02 per cento.

Le spese (in più) per il Tesoro

Il rovescio della medaglia riguarda gli oneri che le casse dello Stato dovranno sostenere per il pagamento di quegli stessi interessi. Nell’ultima nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza il Ministero ha rivelato che quest’anno la spesa per interessi crescerà di 9,2 miliardi rispetto alle previsioni di aprile e che gran parte di questo maggior onere (7,4 miliardi, oltre l’80%) è collegato proprio alle cedole dei titoli indicizzati: i BTp Italia appunto, oltre ai BTp€i legati all’inflazione europea e ai CcT a tasso variabile. Un peso che grava quindi indirettamente sugli stessi cittadini italiani.

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