Mediaset-Vivendi, dopo cinque anni di scontri arriva l’accordo
L'intesa è stata annunciata nella serata di lunedì. Si chiudono 5 anni di liti
di Andrea Biondi
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I punti chiave
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Ci sono voluti cinque anni e passaggi nei tribunali di mezza Europa. Ma alla fine quell’intesa più volte accarezzata e più volte saltata all’ultimo minuto, è ora stata messa nero su bianco. Mediaset e Vivendi hanno deciso di sotterrare l’ascia di guerra, dopo cinque anni di durissimo corpo a corpo, e sottoscrivere un accordo globale per mettere fine alle loro controversie rinunciando reciprocamente a tutte le cause e denunce pendenti
La pace
L’intesa, annunciata in serata tramite un comunicato congiunto, mette fine a un contenzioso iniziato nel 2016. A lavorare sulla chiusura dell’accordo sono stati lo studio Chiomenti (per Fininvest), lo studio Cleary Gottlieb (per Vivendi) e lo studio Bonelli Erede (per Mediaset). Vivendi si è impegnata a vendere in un periodo di cinque anni il 19,19% del capitale di Mediaset che ha dovuto segregare in Simon Fiduciaria (per ottemperare ai dettami della Legge Gasparri, finita lo scorso settembre sotto la scure della Corte di Giustizia Ue) e Fininvest avrà diritto di acquistare le azioni invendute in ciascun periodo di 12 mesi al prezzo annuale stabilito. Fininvest proporrà la distribuzione da parte di Mediaset di un dividendo straordinario di 0,30 euro per azione da mettere in pagamento il prossimo 21 luglio per un ammontare totale distribuito ai soci di circa 350 milioni. Dopo lo stacco del dividendo, Fininvest acquisterà il 5% di Mediaset direttamente da Vivendi a 2,70 euro per azione (2,69 il prezzo di chiusura di Borsa) e Vivendi resterà quindi con una quota residua del 4,61%.
Per chiudere le cause pendenti riguardanti la controllata di Vivendi, Dailymotion, quest'ultima pagherà 26,3 milioni di euro per definire il contezioso relativo al copyright con RTI e Medusa, società del Gruppo Mediaset.Il closing dell'accordo è previsto per il 22 luglio 2021.
Le origini dello scontro
Per capire il perché della ruggine fra Mediaset e Vivendi occorre tornare indietro al 2016. Era aprile quando le due società annunciavano di aver raggiunto un accordo per lo sviluppo di nuovi progetti industriali su scala internazionale. Era previsto lo scambio reciproco di un pacchetto di azioni pari al 3,5% e da parte di Vivendi c'era l'impegno all'acquisto della pay tv di Cologno: Mediaset Premium. A fine luglio arriva però a sorpresa il dietrofront dei francesi che comunicano di non voler più rispettare l'accordo e procedere all'acquisto di Mediaset Premium lamentando risultati dalla due diligence differenti rispetto all'intesa
Il muro contro muro e la Legge Gasparri
Inizia la trafila di ricorsi e denunce con le prime mosse da parte di Mediaset e del primo azionista Fininvest (si arriverà a una richiesta danni complessiva in sede civile per 5,5 miliardi di euro che scendono a 3 senza contare le duplicazioni). A dicembre 2016 Vivendi comunica di essere salita al 28,8% del capitale e al 29,9% dei diritti di voto. Per questa scalata è in corso anche un procedimento penale per aggiotaggio e manipolazione del mercato. Sarà comunque Agcom poi nel corso del 2017 a stabilire che, in risposta ai dettami del Tusmar e della Legge Gasparri, Vivendi dovrà rinunciare alla contemporanea presenza rilevante in Mediaset e Telecom (dove i francesi sono primo azionista con il 23,9% del capitale).


