Il Salone del Mobile 2024

Mister Fuorisalone.it: «Tutto è nato da una tesi di laurea»

Paolo Casati di Studiolabo racconta come è nato e come funziona quello che è diventato il più grande evento dell’attrattività milanese. «Piattaforma solo digitale di servizi alle imprese e al pubblico. E ora punto su tutto su Brera»

di Luca Benecchi

(IMAGOECONOMICA)

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Milano è il Fuorisalone, il Fuorisalone è Milano. Ma chi lo ha inventato e chi c’è dietro a questo brand che racchiude gran parte del successo che la settimana del design sta raccogliendo anno dopo anno, diventandone il simbolo? La storia inizia quaranta anni fa. Gli eventi in centro città durante il Salone del Mobile sono iniziati in modo sotterraneo e quasi anonimo in quella che era la Milano da bere degli anni Ottanta. Ma è nel decennio successivo che quella che in un primo tempo era solo una tendenza di moda diventa una vera e propria consuetudine per tante aziende: lo show-room anche fuori dai padiglioni della Fiera.

La svolta negli Anni 2000

I numeri crescono fino a che la galassia di iniziative diventa una realtà così multiforme e organizzativamente anarchica che produce un grande caos creativo. La prima esperienza di gestione e di marketing è quella di via Tortona che diventa il punto di riferimento generale. Ma è intorno all’anno Duemila che il successo non è più solo per la cerchia degli addetti ai lavori. Girare per feste, eventi e show-room diventa una passione si può dire popolare.

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«In quegli anni - racconta Paolo Casati, classe 1977, di Studiolabo - io e Cristian Confalonieri eravamo giovani studenti alla facoltà di design del Politecnico di Milano. Talmente appassionati che ci siamo resi conto come in quel periodo mancava uno strumento che poteva, diciamo così, storicizzare l’evento». Casati descrive quella settimana del mobile come «il grande carnevale della città, un po’ come quello che per Rio de Janeiro è appunto il carnevale». Ma dopo quei sette giorni finiva tutto lì, era come se il vissuto venisse immediatamente rimosso.

Piattaforma per creare una memoria e un percorso

L’università, attraverso un libro bianco, aveva posto la questione sul perché Milano non avesse ancora un museo del design, chiedendo contributi e idee su una possibile soluzione. «Alla sollecitazione - continua Casati - abbiamo risposto che per noi il design era qualcosa di vivo che non doveva per forza essere racchiuso in un museo fisico. Così l’idea fu quella di creare una piattaforma soltanto digitale che potesse appunto creare una memoria e un percorso di quello che stava accadendo in città».

Una intuizione che nel 2002 diventa tesi di laurea. «Così siamo partiti con il dominio digitale Fuorisalone.it, una piattaforma che potesse dare supporto alle aziende su come si comunicava, capire cosa bisognava fare per partecipare, come si trovava una location e come si gestiva lo spazio pubblico. Sostanzialmente uno spazio di servizio per i brand ma anche per i visitatori, in particolare un orientamento sul contenuto e sulle proposte in città».

Dopo aver lavorato in Tortona e in Bovisa, Casati e Confalorieri nel 2010 si sono inventati un altro marchio che ha successivamente caratterizzato la settimana milanese, ovvero il Brera Design District .

«La novità è stata quella di aver dato una caratterizzazione territoriale. Non più quartieri, ma zone e distretti. In pochi anni - spiega ancora Casati - siamo passati da settanta showroom e quarantasette eventi alle attuali 197 location con 260 eventi». Sostanzialmente il percorso è stato quello di non limitarsi a lavorare per una sola settimana all’anno ma invece cercare di plasmare un progetto che potesse comunicare Brera da gennaio a dicembre. Così come è accaduto durante l’emergenza Covid con edizioni del Fuorisalone interamente digitali.

Guida per il settore 365 giorni l’anno

Oggi Fuorisalone.it è una guida per il settore attiva tutto l’anno. Comunica anche gli altri distretti nati più recentemente. Al momento le zone coinvolte sono 18, molte delle quali sono indipendenti. «Dunque è una macchina organizzativa con una alchimia particolare, dove tutto funziona in maniera spontanea e interattiva. Ogni azienda decide il suo spazio e presenta un progetto senza chiedere niente e soltanto dopo decide se legarlo al territorio o meno». «Le aziende ci contattano un anno con l’altro, ora già cerchiamo location per 2025. Studiolabo cerca poi di costruire un piano di comunicazione e si occupa anche di servizi di allestimento e spedizione». «Quanti siamo? Non molti. Siamo molto flessibili, il modello full digital ci permette questo e ha anche migliorato i nostri difetti».

Una curiosità: gli occhi della piattaforma sono quelli dei cento studenti del Politecnico che in una settimana invieranno circa 15mila immagini dei propri percorsi. Il filo rosso di quest’anno è Materia e Natura che vuole essere il seguito di una riflessione nata dagli ultimi anni di lavoro sui percorsi delle aziende. Sempre più sostenibili, in un mondo creativo e con infinite trasformazioni. «Siamo partiti da Forme per Abitare qualche anno fa, poi Spazio e Tempo, Laboratorio Futuro, infine Materia e Natura. Diciamo – conclude Casati - che il titolo è un pretesto e un modo di collegarsi a un pensiero e rispondere a domande».

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