Petrolio, la Nigeria si affida alla Cina per il rilancio delle sue raffinerie
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
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Cresce il legame tra i marchi del lusso e la ristorazione. Un trend abbastanza nuovo in Italia ma non per il mondo. Forse nel Bel Paese siamo sempre stati abituati, per cultura e tradizione, a una ristorazione gestita in modo familiare: il buono è il fatto in casa. E anche se gli italiani sono esterofili in tutto, il cibo è un settore a parte, tutto ciò che viene dall’estero è chiaramente un fake: come avere torto per chi è nato con una delle tradizioni culinarie più importanti del mondo? Ma nella nuova era della ristorazione “di lusso”, chi pensa in questo modo appartiene alla scorsa era giurassica, quella pre pandemica.
Secondo il rapporto Altagamma-Bain, nel 2023 il mercato globale del lusso ha raggiunto un valore record di oltre 1.500 miliardi di euro. In particolare, i beni personali di lusso hanno contribuito con 385 miliardi di euro, anche grazie alla ripresa dei flussi turistici. E nonostante le incertezze economiche globali, l’83% degli operatori finanziari prevede di continuare a investire nel settore del lusso.
Chi ha dei brand forti, diversifica il proprio business: con nuove fonti di reddito meno dipendenti dalle vendite stagionali di prodotti di moda o accessori. L’industria del lusso sta evolvendo verso un modello incentrato sulle esperienze, e la ristorazione consente ai brand di offrire ai clienti un contatto più immersivo con il marchio, rafforzando il legame emotivo, creando opportunità di cross-selling: chi visita un ristorante di un brand di moda potrebbe essere più propenso a fare acquisti.
Quali sono le città dove investire? Parigi, Dubai, Milano, Tokyo, New York: queste in generale le mete di più ambite, per vicinanza al settore moda, ma anche per iconicità.
Le strategie sono molteplici: investire in chef tre stelle Michelin, una comunanza di nomi all’insegna del lusso, il massimo riconoscimento della ristorazione che si abbina a un brand altisonante; oppure, come nel caso di Armani, puntare tutto sul nome del fondatore. D’Altronde di re (Giorgio) c’è n’è uno solo.