Fuori casa

Moda, lusso e ristoranti: ecco come si costruisce anche in Italia una squadra vincente

Louis Vuitton che si affida alla famiglia Cerea è solo l’ultimo caso in termini di tempo: le strategie dai brand, da Gucci ad Armani

di Camilla Rocca

L’Armani Cafè di Pechino

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Cresce il legame tra i marchi del lusso e la ristorazione. Un trend abbastanza nuovo in Italia ma non per il mondo. Forse nel Bel Paese siamo sempre stati abituati, per cultura e tradizione, a una ristorazione gestita in modo familiare: il buono è il fatto in casa. E anche se gli italiani sono esterofili in tutto, il cibo è un settore a parte, tutto ciò che viene dall’estero è chiaramente un fake: come avere torto per chi è nato con una delle tradizioni culinarie più importanti del mondo? Ma nella nuova era della ristorazione “di lusso”, chi pensa in questo modo appartiene alla scorsa era giurassica, quella pre pandemica.

Secondo il rapporto Altagamma-Bain, nel 2023 il mercato globale del lusso ha raggiunto un valore record di oltre 1.500 miliardi di euro. In particolare, i beni personali di lusso hanno contribuito con 385 miliardi di euro, anche grazie alla ripresa dei flussi turistici. E nonostante le incertezze economiche globali, l’83% degli operatori finanziari prevede di continuare a investire nel settore del lusso.

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Chi ha dei brand forti, diversifica il proprio business: con nuove fonti di reddito meno dipendenti dalle vendite stagionali di prodotti di moda o accessori. L’industria del lusso sta evolvendo verso un modello incentrato sulle esperienze, e la ristorazione consente ai brand di offrire ai clienti un contatto più immersivo con il marchio, rafforzando il legame emotivo, creando opportunità di cross-selling: chi visita un ristorante di un brand di moda potrebbe essere più propenso a fare acquisti.

Quali sono le città dove investire? Parigi, Dubai, Milano, Tokyo, New York: queste in generale le mete di più ambite, per vicinanza al settore moda, ma anche per iconicità.

Le strategie sono molteplici: investire in chef tre stelle Michelin, una comunanza di nomi all’insegna del lusso, il massimo riconoscimento della ristorazione che si abbina a un brand altisonante; oppure, come nel caso di Armani, puntare tutto sul nome del fondatore. D’Altronde di re (Giorgio) c’è n’è uno solo.

Louis Vuitton e la famiglia Cerea

Louis Vuitton aprirà il suo primo ristorante italiano in collaborazione con la famiglia tristellata Cerea (Gruppo Da Vottorio, ndr). Il locale, chiamato DaV by Da Vittorio Louis Vuitton, sorgerà all’interno del nuovo showroom milanese della maison, a Palazzo Taverna, al civico 2 di via Monte Napoleone. L’offerta gastronomica sarà incentrata su un’esperienza di casual dining, come dichiarato da Pietro Beccari, presidente e Ceo di Louis Vuitton, a Cook-sezione food del Corriere della Sera. A completare il progetto ci sarà anche il Da Vittorio Café Louis Vuitton, posizionato nella corte di Palazzo Taverna, con un menu all day. Sia il ristorante che il café inaugureranno ad aprile 2025.

L’investimento di Louis Vuitton nella ristorazione non è un episodio isolato, ma parte di una strategia più ampia volta a consolidare la presenza del brand nel settore food & beverage. In Italia, la maison ha già sperimentato questo approccio con l’apertura del Louis Vuitton Café by Timeo nel 2023, al Belmond Timeo di Taormina.

A livello internazionale, il brand ha acquisito il celebre ristorante Chez L’Ami Louis a Parigi e, sempre nella capitale francese, nel 2022 ha lanciato LV Dream, un progetto che combina arte e gastronomia, offrendo una selezione di pasticceria fresca e una cioccolateria con caffetteria, in collaborazione con lo chef-pâtissier Maxime Frédéric dello Cheval Blanc di Parigi. Questo format dedicato al cioccolato è stato poi replicato con successo anche a Singapore e Shanghai.

L’Asia, in particolare, si sta rivelando un mercato chiave per la fusione tra moda e ristorazione, con esperienze di lusso sempre più richieste. Louis Vuitton ha inaugurato il ristorante Gaggan at Louis Vuitton a Bangkok, in collaborazione con lo chef tra i più premiati nei 50 Best Asia, Gaggan Anand, e il Le Café V a Osaka, consolidando la sua strategia di espansione nel settore dell’ospitalità di alto livello.

E ultima apertura: sull’iconica Fifth Avenue, al quarto piano del flagship di Louis Vuitton a Manhattan, ha aperto da poco anche Le Café Louis Vuitton, il primo del brand negli Stati Uniti.

Armani apre a Pechino

Il Gruppo Armani ha iniziato dall’hotellerie ma ora punta (anche) alla ristorazione con l’apertura del primo Armani/Caffè in Cina, situato all’interno del China World Shopping Mall di Pechino. Ma Re Giorgio non si ferma: dopo l’inaugurazione dell’Armani Hotel Dubai nel 2010, situato all’interno del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, il brand Armani Hotels & Resorts sarà una voce preponderante nel bilancio dello stilista. Infatti è stato annunciata una nuova apertura sia come hotel che come Armani/Caffé in uno dei più grandi e lussuosi disegni di sviluppo urbano al mondo a Diriyah, innovativo quartiere di Riyadh, in Arabia Saudita.

Bulgari investe sul tre stelle Niko Romito

“Il Ristorante - Niko Romito” si trova in tutto il mondo, in tutti gli hotel in Italia e gran parte di quelli all’estero del gruppo Bulgari Hotels & Resorts che investe all’estero dal primo hotel, nel 2017, a Pechino. Per poi replicare a Dubai, Milano, Shangai, Parigi, Tokyo e Roma. Puntando sullo chef tre stelle Michelin Niko Romito che sovrintende tutti i ristoranti e porta la cucina italiana in tutto il mondo. Tranne per il Bulgari a Ginza, Tokyo, dove la mano (sempre italiana), dello chef Luca Fantin, 1 stella Michelin, disegna la carta fusion nippo-italiana fin dall’apertura.

Gucci si affida a Massimo Bottura

E poi il brand italiano Gucci ha aperto il suo primo flag ship restaurant a Firenze, direttamente in Piazza della Signoria con la mano (certo, anche lei tristellata) di Massimo Bottura, che lo ha chiamato umilmente “Gucci Osteria” e replicando con il Gucci Garden, per la parte cocktail. Un progetto inaugurato a gennaio 2018 e che ha preso subito il volo: approda nel 2020 sul rooftop del negozio Gucci in Rodeo Drive a Beverly Hills, poi a Tokyo nel lussuoso quartiere di Ginza e poi a Seul, nel marzo 2022.

Dior sarà il prossimo in Italia?

Manca in Italia, ma arriverà presto. Non ci si può fermare a Parigi, anche se è la città più iconica del brand. Dopo l’inaugurazione di “Monsieur Dior”, un ristorante esclusivo situato all’interno della storica sede di 30 Avenue Montaigne a Parigi, ce lo aspettiamo presto altrove. Questo spazio, progettato per offrire un’esperienza che unisce gastronomia e moda, è stato affidato allo chef stellato Jean Imbert, già noto per la sua collaborazione con il brand. Il ristorante propone un menu ispirato all’heritage della maison e ai gusti dello stesso Christian Dior, noto per la sua passione per la cucina raffinata. Che non si può fermare nella capitale parigina.

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