La guerra nella Striscia di Gaza

Iran, se attaccati produrremo l’atomica. Israele: Smotrich, dimissioni temporanee da ministro

Il primo ministro israeliano ha deciso di nominare Eli Sharvit come prossimo direttore del servizio di sicurezza interna

FILE PHOTO: Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu speaks with Minister of Finance Bezalel Smotrich  during  the weekly cabinet meeting at the Defence Ministry in Tel Aviv, Israel, January 7, 2024. REUTERS/Ronen Zvulun/Pool/File Photo

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Bezalel Smotrich ha annunciato le sue dimissioni da ministro delle Finanze israeliano, in una mossa temporanea volta alla ripresa del suo seggio alla Knesset e a sottrarre così il posto a un parlamentare del partito rivale Otzma Yehudit.

Le dimissioni di Smotrich sono considerate un passo procedurale - spiega Ynet - poiché il politico del partito di estrema destra Sionismo Religioso ha formalmente richiesto la riconferma nei suoi ruoli ministeriali una volta ripristinato il suo status parlamentare.

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Rivendicando il suo seggio, Smotrich spingerà fuori dal parlamento il deputato di Otzma Yehudit Yitzhak Kroizer, divenuto legislatore nel 2023 ai sensi della cosiddetta ’legge norvegese’, che in Israele consente ai ministri e ai viceministri di dimettersi dalla Knesset permettendo così ad altri membri dei loro partiti di occuparne il seggio.

In una dichiarazione, Sionismo Religioso ha spiegato che la mossa di Smotrich giunge in risposta alla “violazione degli accordi” da parte del capo di Otzma Yehudit e ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir.

Quando Otzma Yehudit ha infatti abbandonato la coalizione a gennaio, le dimissioni dal governo del ministro del Patrimonio Amichai Eliyahu costrinsero l’allora membro della Knesset di Sionismo Religioso Zvi Sukkot a lasciare il suo seggio alla Knesset, anziché un parlamentare di Otzma Yehudit. Sulla base dell’accordo, il partito di Ben Gvir avrebbe dovuto utilizzare lo stesso meccanismo per riportare Sukkot nella Knesset, ma Sionismo Religioso ha denunciato che finora non erano stati presi provvedimenti, definendo “incomprensibile” il comportamento del partito rivale.

Iran, se attaccati saremo costretti a produrre l’atomica

La tensione in Medio Oriente registra anche la dura minaccia dell’Iran. Ali Larijani, stretto consigliere della guida suprema di Teheran ha affermato che non sta cercando di dotarsi di armi nucleari, ma «non avrà altra scelta» nel caso di un attacco al Paese. «A un certo punto, se voi (gli Stati Uniti, ndr) optate per i bombardamenti (...) costringerete l’Iran a prendere una decisione diversa», ha affermato Larijani in un’intervista alla televisione di Stato, in seguito alle minacce di attacchi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Netanyahu nomina nuovo diretto Shin Bet

Tornando a Israele, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha scelto l’ex comandante della Marina, Eli Sharvit, come prossimo direttore del servizio di sicurezza interna (Shin Bet): lo ha reso noto il suo ufficio. «Dopo aver condotto ampi colloqui con sette candidati qualificati, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha deciso di nominare l’ex comandante della Marina, ammiraglio (in riserva) Eli Sharvit, come prossimo direttore dello Shin Bet», si legge in un comunicato.

Sharvit ha prestato servizio per 36 anni nelle Idf (le forze armate israeliane), cinque dei quali come comandante della Marina. «In questa posizione, ha guidato la costruzione della forza di difesa marittima nelle acque economiche e ha gestito complessi sistemi operativi contro Hamas, Hezbollah e Iran», ha affermato l’ufficio del primo ministro. «Lo Shin Bet è un’organizzazione con molti meriti», afferma l’ufficio del primo ministro, «che ha subito un grave trauma il 7 ottobre». Netanyahu, prosegue la nota, «è convinto che Sharvit sia la persona giusta per guidare lo Shin Bet su un percorso che continuerà la gloriosa tradizione dell’organizzazione». All’inizio di marzo la Corte Suprema ha sospeso il licenziamento dell’attuale capo dello Shin Bet, Ronen Bar, in attesa che vengano esaminati i ricorsi contro la decisione del governo.

Israele chiede a Hamas rilascio 11 ostaggi prima di nuovo accordo

Sul fronte della guerra, Israele ha informato i Paesi mediatori che avrebbe chiesto il rilascio di 11 ostaggi vivi prima di qualsiasi nuovo accordo con Hamas. E’ quanto scrive il quotidiano israeliano Haaretz, citando un alto funzionario dello Stato ebraico. In cambio, Israele accetterebbe un cessate il fuoco e il rilascio di un numero imprecisato di prigionieri palestinesi.

Secondo i termini di Israele, i negoziati per la fase successiva dell’accordo durerebbero quaranta giorni e inizierebbero immediatamente dopo il rilascio degli 11 ostaggi. Durante questo periodo, Israele cesserà di combattere a Gaza. Inoltre, il quinto giorno dei negoziati, Hamas sarà tenuto a fornire informazioni complete su tutti gli ostaggi detenuti e a restituire i corpi di 16 ostaggi dieci giorni dopo.

Israele esige che tra le persone liberate ci sia il soldato Edan Alexander, di nazionalità americana, precisa ancora il quotidiano israeliano.

Idf evacua Rafah, «torniamo a combattere con forza»

Intanto le forze armate israeliane hanno emesso un avviso di evacuazione per i palestinesi nell’intera area di Rafah, nella Striscia di Gaza meridionale, affermando che l’esercito sta «tornando a combattere con grande forza per eliminare le capacità delle organizzazioni terroristiche in queste aree». Lo riporta il Times of Israel. In un post su X, il portavoce in lingua araba delle Idf, il colonnello Avichay Adraee, pubblica una mappa della zona che verrà evacuata, invitando gli abitanti di Gaza a spostarsi nella zona di al-Mawasi, sulla costa meridionale della Striscia.

Il ministero della Sanità di Hamas ha, invece, riferito che sono 1.001 i morti dalla ripresa dei raid israeliani su Gaza, il 18 marzo scorso. Il ministero precisa che 80 persone sono rimaste uccise nelle ultime 48 ore, facendo salire a 50.357 morti il bilancio totale delle vittime dal 7 ottobre 2023.

Un alto leader di Hamas ha invitato i sostenitori del movimento in tutto il mondo a imbracciare le armi e a combattere il piano del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di trasferire più di due milioni di abitanti di Gaza in Paesi confinanti come Egitto e Giordania. «Di fronte a questo piano sinistro, che unisce massacri e carestia, chiunque possa portare armi, in qualsiasi parte del mondo, deve agire», ha affermato Sami Abu Zuhri. «Non trattenere un esplosivo, un proiettile, un coltello o una pietra. Lasciate che tutti rompano il loro silenzio».

Idf punisce soldati per aver vandalizzato villaggio Cisgiordania

Un’indagine dell’Idf su un’operazione israeliana nel villaggio di Jinba, nell’area di Masafer Yatta in Cisgiordania, ha portato a punizioni e alla detenzione temporanea di tre dei 140 soldati che hanno condotto il raid durante il quale le forze israeliane “hanno vandalizzato e danneggiato equipaggiamento contro gli ordini e il protocollo”. Lo ha affermato un portavoce dell’esercito israeliano citato da Haaretz. “Questo è un grave incidente contrario al livello professionale ed etico previsto dai soldati dell’Idf durante l’attività operativa”, ha riferito il portavoce secondo cui la brigata, il battaglione, il plotone e i comandanti sono stati rimproverati. Stando a quanto emerso dall’indagine, le truppe hanno condotto perquisizioni non autorizzate della scuola e dell’infermeria del villaggio, vandalizzando le strutture.

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