Titoli di Stato

Non solo effetto Bce: i tre motivi per cui lo spread BTp-Bund scende sotto 200

La Bce inizia i reinvestimenti favorevoli ai BTp, ma il calo dello spread è dovuto anche ad altri fattori: dagli speculatori in contropiede al jolly del Mef

di Morya Longo

Il paradosso dei mercati che preannuncia recessione

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L’inflazione sale all’8,6% in Eurozona e arriva all’8% anche in Italia. Livello quattro volte più alto dell’obiettivo della Bce. E i titoli di Stato cosa fanno? Invece di aumentare i rendimenti, come logica vorrebbe, li riducono. E il calo riguarda, in Europa, soprattutto i BTp: quelli decennali dal 4,27% toccato il 14 giugno sono scesi al 3,18% di oggi 1° luglio e lo spread rispetto ai Bund tedeschi si è ridotto da 252 punti base a 195. E anche nella sola giornata di oggi, nonostante il boom dell’inflazione, i rendimenti sono scesi molto più in Italia (da 3,39% di giovedì 30 giugno a 3,18%) che in Germania (da 1,37% a 1,23%).

La domanda bisogna porsela: è già iniziato l’effetto Bce? La nuova politica dei reinvestimenti, che tenderà a privilegiare i titoli italiani rispetto a quelli tedeschi e dei Paesi “forti”, sta già portando i suoi frutti? In parte sì. Ma ci sono anche altre ragioni.

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Lo scudo Bce già attivo

La prima parte dello scudo anti-spread è ufficialmente iniziata oggi 1° luglio: la Bce d’ora in avanti potrà reinvestire i proventi dei titoli che giungono a scadenza nel suo portafoglio privilegiando i BTp italiani rispetto - ad esempio - ai Bund tedeschi. Ma dato che sui titoli di Stato vige il regolamento a due giorni, in realtà le operazioni di reinvestimento della Bce legate al mese di luglio sono iniziate già il 28 giugno. Proprio perché un titolo acquistato il 28 giugno ha regolamento il primo di luglio. Per cui la Bce potenzialmente già da due giorni ha avviato la prima parte dello scudo anti-spread.

E qualche effetto, secondo le indiscrezioni che trapelano sul mercato, già si vede: pur essendo finiti gli acquisti di titoli sul fronte del «quantitative easing», negli ultimi giorni sul mercato si è vista un’attività della Bce anche più consistente del solito sui BTp italiani. Insomma: gli acquisti dovrebbero essere finiti, ma in realtà sembrerebbero essere addirittura lievemente aumentati. Segno che i “favoritismi” sui reinvestimenti potrebbero essere già iniziati. Queste sono per ora solo indiscrezioni di mercato, ma hanno contribuito anche ieri a sostenere i BTp.

Speculatori presi in contropiede

A ridurre lo spread negli ultimi giorni è stato anche un altro fenomeno: molti investitori che nelle ultime settimane speculavano al ribasso sui BTp si stanno “ricoprendo”. Per capirci: dato che i prezzi dei titoli italiani ultimamente sono saliti molto e i rendimenti sono scesi, chi speculava contro il debito italiano ha iniziato ad accumulare perdite e ha dovuto chiudere la posizione. Tradotto: ha dovuto comprare BTp. Soprattutto sul mercato dei Futures.

Oggi 1° luglio è stato rilevato per esempio un grosso acquisto di Future sui BTp da parte di un investitore internazionale che ha chiuso (o ridotto) la speculazione ribassista. Questo ha fatto salire i prezzi e ha spinto altri “ribassisti” a fare lo stesso.

Il jolly anti speculazione del Tesoro

Il Tesoro, nelle aste di giovedì 30 giugno, ha giocato anche un ”jolly” per mettere in difficoltà i ribassisti. Sul mercato qualcuno fa notare che ha emesso pochi BTp decennali con scadenza dicembre 2032: se solitamente in queste aste offre circa 3 miliardi di BTp, ieri ne ha offerti solo due. Dato che il BTp che scade a dicembre 2032 è quello più conveniente da utilizzare per i contratti Future, il fatto che il Tesoro ne abbia emessi meno del consueto ha creato un effetto scarsità che ha costretto i ribassisti a comprare BTp sul mercato. Contribuendo a far salire i prezzi e a scendere i rendimenti.

Aspettative sui tassi

C’è poi un ulteriore motivo che sta facendo scendere i rendimenti in Europa. Tutti. Il mercato inizia a scontare sempre più un forte rallentamento economico: questo sta inducendo tanti a ridimensionare le aspettative di rialzi dei tassi della Bce. Un ridimensionamento minimo, ma comunque sufficiente per riprezzare al ribasso un po’ tutti i rendimenti in Eurozona.

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  • Morya Longo

    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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