Principi e princìpi: tre motivi di management per valorizzare i secondi
Occorre prevenire le situazioni di difficoltà ricorrendo a fondamenta solide e a progetti valoriali radicati per affrontare le molte sfide di oggi
di Costanza Biasibetti *
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Mi sento come se tutto mi stesse sfuggendo di mano. Le notizie dal mondo ci svolazzano attorno come mosche fastidiose: alcune le cacciamo con la mano (per poi vederle tornare dopo poco all’attacco), altre le osserviamo attentamente in attesa che ci offrano il momento giusto per una cinquina. Attorno a noi, svolazzano quotidianamente mosche enormi, grandi quanto draghi: minacce nucleari, crisi energetiche, assurde guerre che usano un assurdo vocabolario bellico (assurdamente invariato dopo tutti questi anni di chiari insuccessi).
Tra tutte queste mosche nere, alcune mosche bianche (che non pungono) svolazzano attirando meno sguardi di quanti ne meriterebbero. Penso alle scelte sostenibili delle aziende che decidono di non risparmiare sul futuro, ai passi avanti che la Global Inclusion sta portando con sè nei contesti professionali, culturali e sociali, penso alla morte di vecchiaia della Regina Elisabetta II, la sovrana più longeva del secolo.
Non che sia una “bella” notizia, anzi tutt’altro, ma di certo non inattesa e di certo non (troppo) traumatica: uno stuolo di prìncipi e principesse, la corte del Commonwealth e centinaia di sovrani e capi di Stato, provenienti da ogni parte del mondo, ha accompagnato il feretro della Regina in un lungo, discreto e pacifico saluto. Le immagini di quell’omaggio così sincero mi sembravano provenire in diretta da una di quelle palle di vetro piene d’acqua in cui agiti la neve: un mondo altro in cui, almeno per poco, sono taciuti le bombe e gli spari sui confini.
Cosa può entrare nella palla di vetro? Dove trovare uno spazio franco in cui analizzare le mosche che ci ronzano intorno selezionando con cura quelle da cui guardarsi e quelle da allontanare? Princeps, il principe, è letteralmente “colui che viene per primo”. Aggiungo io: colui che ha la visuale per vedere senza ostacoli davanti, che può e deve ponderare il futuro, perchè il futuro è nelle sue mani.
Se ci siamo sentiti anche noi in corteo con il nostro dolore distaccato per la perdita di Elisabetta, abbiamo il diritto e il dovere di sentirci prìncipi del nostro futuro, di quello del nostro team e della nostra organizzazione, di quello della nostra famiglia. Spetta a noi sfruttare la palla di vetro per considerare, valutare, ponderare e poi prendere con consapevolezza scelte che aprono orizzonti sul futuro, che spaccano quella palla e ci riportano alla realtà.

