Ridurre il “rumore” dei bisogni primari per migliorare le nostre decisioni
di Eva Campi *
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Ogni decisione è un’opportunità. O meglio, può rappresentare un’opportunità. Secondo alcune stime, l’essere umano prende 35.000 decisioni ogni giorno. Alcune di queste ci cambiano la vita, altre trasformano la nostra situazione affettiva o mutano la nostra condizione lavorativa. Come caspita riusciamo a capire che stiamo facendo, non dico la cosa giusta, ma, almeno, quella meno sbagliata?
Grazie ad una potente e diffusa opera di divulgazione, ormai molti di noi conoscono l’impatto dei bias sul giudizio umano. Sappiamo quanto questi pregiudizi distorsivi siano una fonte notevole di errori decisionali. È quindi saggio che le organizzazioni dedichino tempo e risorse nell’ambito della scoperta e formazione in questo campo. Tuttavia, alla veneranda età di 88 anni, Daniel Kahneman ci ha sorpreso di nuovo raccontandoci dell'esistenza di un’altra forza, potente e invisibile, correlata agli errori nel nostro processo decisionale. Il rumore.
“Noise – A Flow in Human Judgement”, scritto dallo psicologo premio Nobel per l’Economia insieme a Olivier Sibony e Cass Sunstein, è uscito un anno fa. Nell’ambiente accademico si dice che la sua pubblicazione abbia precorso troppo i tempi, ma alla soglia dei 90 anni Kahneman sentiva, giustamente, una certa urgenza. E gliene siamo grati, perché l’importanza della cosiddetta “varianza non desiderata” - il rumore, appunto - è un salto di paradigma e di prospettiva che apre a incredibili possibilità di studio e applicazione.
In breve: in ogni processo valutativo, ci si aspetta qualche variazione. Ma quando riscontriamo più variazioni di quelle che ci aspettiamo o desideriamo, o otteniamo risposte diverse da un sistema progettato per generare risposte coerenti (una varianza non pronosticata e desiderata), ecco che lì, sappiamo che esiste il rumore. Un esempio su tutti. Se manager diversi forniscono valutazioni sulle prestazioni completamente diverse per lo stesso lavoro, c’è rumore.
Vi suona familiare? Per approfondire la teoria e la notevole quantità di dati, lascio a voi la lettura del tomo. Tuttavia, l’aspetto che, del libro, mi interessa mettere al centro è quel concetto di rumore così profondamente umano da essere considerato banale e sottostimato, e cioè, l’umore e la sua interconnessione con i bisogni primari.

