Prosciutto San Daniele, esportazioni in aumento e produzione in lieve calo
La crescita del giro d’affari si è fermata al 3% rispetto al 2022 (l’anno precedente era stata del 14%), ben al di sotto dell’inflazione media.
di Emiliano Sgambato
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Produzione in leggero calo per il Prosciutto di San Daniele Dop: 2,59 milioni di cosce lavorate nel 2023 contro 2,67 milioni del 2022 e 2,63 milioni del 2021. Difficile però stabilire se ci sia una correlazione con il calo del consumi che sta colpendo i salumi di fascia alta: la perdita di potere d’acquisto delle famiglie sposta infatti le preferenze su prodotti che si collocano in un range di prezzo più basso. Questo perché tra l’esborso della carne da lavorare (i cui prezzi comunque sono elevati da ormai molto tempo) e l’arrivo sul mercato passa almeno un anno e mezzo.
«Il quadro generale, sul fronte della produzione e del fatturato giunto a quota 360 milioni è positivo perché si sono mantenute le quote di mercato raggiunte nel 2021», dicono dal Consorzio. Ma un altro segnale d’allarme potrebbe essere individuato nella crescita del giro d’affari che si è fermata al 3% rispetto al 2022 (l’anno precedente era stata del 14%), ben al di sotto dell’inflazione media.
Buone notizie arrivano comunque sul fronte delle esportazioni, che registrano una crescita e si attestano al 19% rispetto alle vendite totali dell’anno con circa 3 milioni di chilogrammi indirizzati al mercato extra Italia. Il 55% è stato destinato all’Ue. In ordine di volumi al primo posto c’è la Francia, seguita da Stati Uniti, Australia, Germania e Belgio.
«Il numero di vaschette di Prosciutto di San Daniele pre-affettato – nota poi il Consorzio di tutela – ha superato i 21,3 milioni di confezioni certificate, pari a 407mila prosciutti (+1% rispetto all’anno precedente), per un totale di oltre 2 milioni di chilogrammi, confermandosi come una tendenza consolidata in linea con le nuove modalità di consumo».

