Cambiamento climatico

Puglia in secca, la forte siccità colpirà tutto il settore agricolo della regione

La crisi climatica sta abbassando il livello di risorsa idrica al -45%

di Martina Amante

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Per quanto l’estate possa sembrare lontana, ci sono già previsioni negative sulla siccità che colpirà i settori più importanti dell’agricoltura. Le mancate piogge e le conseguenti riduzioni di portata dei fiumi, soprattutto del mezzogiorno, registreranno dei livelli insoddisfacenti di rifornitura d’acqua alle campagne.

La situazione in Puglia

I prelievi di risorsa per l’irrigazione a uso agricolo sono un fattore predominante dello stress idrico. La Puglia, che ospita l’11% dei terreni coltivati a cereali, vive nel 2025 la situazione più critica. I preoccupanti scenari sulle prospettive idriche vengono denunciate dall’Associazione nazionale consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue (Anbi). Il mancato avvio della stagione irrigua, secondo Anbi, avrebbe un impatto negativo sull’economia agricola della provincia di Foggia. Calcolando almeno 1,4 miliardi di euro di danni, su un fatturato complessivo di circa 7 miliardi.

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Per i pomodori una produzione inferiore di almeno il 30%

Il direttore generale del Consorzio per la bonifica della capitanata, Francesco Santoro, ha informato che la «situazione è seria e drammatica» a causa delle scarse precipitazioni che stanno colpendo in particolare i pomodori per la quale ci sarà una flessione nella produzione. «Rispetto allo scorso anno si stima, una produzione del pomodoro da industria, inferiore di almeno il 30%». La scarsità di piogge rischia di tagliare anche la produzione di grano duro. La regione ha approvato una delibera di giunta regionale dove vengono riportatati dati aggiornati sulla crisi idrica, con i 4 invasi gestiti dal Consorzio per la bonifica della capitanata, il presidente afferma che: con l’invaso più importante, quello di Occhito, «non riusciremo a fare stagione irrigua - ad oggi - perché l’acqua presente è di 55 milioni attualmente, contro i 144,578 milioni nello stesso periodo dello scorso anno. È un volume da poter utilizzare solo per uso potabile - che ha la priorità sugli altri usi». Mentre per «l’invaso Capacciotti, se non dovesse arrivare ad un volume pari o maggiore di almeno 26 milioni – attualmente c’è un volume di 20 milioni - dovremmo fare irrigazione di soccorso, ma ad oggi non si è stabilito niente perché aspettiamo e speriamo nelle piogge». I 140mila ettari di superfice irrigata in Puglia andrà in crisi. Gli agricoltori sono «consapevoli e informati di questa situazione» ma sul piano economico «è un po’ presto fare pronostici, si spera sempre che arrivi una buona perturbazione…»

Il terreno idrico è sotto stress

«Stiamo affrontando una siccità importante che ha portato a un aumento dei costi e una diminuzione delle produzioni che ha superato il 50% rispetto ai quantitativi standard», ha spiegato Luca Lazzaro – Presidente di Confagricoltura Puglia. «Significa tanto in termini di tenuta del bilancio dell’azienda: aumentano i costi diminuendo la quantità. Storicamente la Puglia sconta una difficoltà di approvvigionamento all’acqua, negli ultimi decenni non si sono fatte politiche irrigue adeguate tale per cui il sistema si potesse trovare pronto» continua il presidente che si mostra preoccupato nonostante si stia tentando di investire. «Si tratta di investimenti importanti e strategici». Acqua del sud - società attualmente partecipata dal Ministero delle Economie e delle Finanze – sta «facendo un lavoro importane in termini di investimenti. Contestualmente, però, i pozzi che prelevano l’acqua sono sotto stress e quindi diventano sempre più salini portando a un enorme problema di qui ai prossimi anni per la realizzazione di opere da investire». Un problema strutturale, regionale e non solo, è la manutenzione delle strutture. «In provincia di Taranto - a detta della stessa regione Puglia - il 60% dell’acqua che viene immessa nei condotti del Consorzio di bonifica viene dispersa. Bisogna fare investimenti per circa 3 milioni di euro per rifare le condotte irrigue». Anche qui, in questo caso si ripresenta il problema degli invasi, che si mostrano, alle loro condizioni attuali, al di sotto della media. Il trend di raccolta è sempre in calo, questo sta a denunciare una difficoltà del settore cerealitico che «deve essere aiutato, non possiamo rinunciare alle nostre eccellenze. Vanno sostenuti, nel frattempo che si riesca a trovare soluzioni». E di queste soluzioni da trovare Luca Lazzaro porta i suoi suggerimenti: «Abbiamo tantissima costa con depuratori che buttano a mare acqua, noi dobbiamo fare in modo che quell’acqua arrivi nelle campagne, e soprattutto dobbiamo fare in modo che le condotte non perdano acqua, riuscendo a recuperare all’incirca il 50% dell’acqua. Abbiamo i dissalatori da poter utilizzare in maniera adeguata. Fare questo vuol dire avere un buquet di possibilità».

La situazione degli invasi in Italia

Secondo i dati Copernicus climate change service, gli invasi di Sardegna, Sicilia e Puglia contengono dal 3 al 15% di acqua in meno rispetto all’omologo periodo del 2023. Le analisi condotte dall’Ispra a livello nazionale, attribuisce l’incremento di eventi di siccità estrema ai cambiamenti climatici. Tutto il territorio sembra essere soggetto a periodi di deficit di precipitazioni e alte temperature, con una tendenza negativa, statisticamente significativa, osservata a livello nazionale dal 1951 ad oggi. La siccità al sud Italia nel 2024 ha svuotato gli invasi del meridione, dove il livello di risorsa idrica tocca anche punte del -45%. Ad aggravare ancora di più sullo stato delle cose è una cattiva gestione della risorsa – scarsa -. Una crisi non solo climatica ma strutturale, con reti idriche inefficienti, prelievi eccessivi, infrastrutture obsolete e una governance frammentata. Secondo i dati del ministero dei Trasporti, al 31 dicembre 2024, in Italia sono presenti 525 grandi dighe e un numero non quantificato di “piccole dighe” di competenza delle regioni. Tuttavia, numerosi invasi sono ad uno stato di non completa funzionalità. Come riporta la relazione della cabina di regia del Commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi al fenomeno della scarsità idrica, Nicola Dell’Acqua, su un totale di 468 grandi invasi strategici il volume di acqua disponibile è di 8406 milioni di metri cubi, ben al di sotto dei 10.352 milioni previsti. In numerosi invasi si accumulano ingenti quantitativi di sedimenti che intrappolano inquinanti di origine naturale e antropica e possono compromettere la qualità delle acque invasate e ridurre la capacità utile degli invasi. Questo, sommandosi alla scarsa manutenzione degli invasi, rende impossibile il loro uso. Le criticità gestionali degli invasi e in generale delle infrastrutture dell’approvvigionamento idrico primario determinano una maggiore vulnerabilità del paese rispetto ai cambiamenti climatici. La modifica delle precipitazioni, insieme ad una maggiore evapotraspirazione legata all’aumento delle temperature, sta interessando i tassi di ricarica naturale e le profondità delle falde acquifere.

Previsioni future

Si prevede che, entro il 2050, la popolazione globale aumenterà fino a superare i 10 miliardi, stimando una produzione agricola in aumento di circa il 70% entro la stessa data. Per l’Italia, il Centro nazionale di ricerca per le tecnologie dell’agricoltura ha il mandato di studiare soluzioni innovative per affrontare, con particolare attenzione all’aumento di efficienza d’uso idrico in agricoltura, il contesto di crisi che si va delineando. La gestione dei sistemi di approvvigionamento idrico a scopo irriguo rappresenta, quindi, un ambito strategico per garantire la sostenibilità ambientale, economica e sociale nell’uso della risorsa idrica. Con l’obiettivo di produrre di più con la stessa unità di superficie agricola e con la stessa unità di acqua.


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