Quando la giustizia richiede di scegliere il meglio tra il peggio
In quale modo i due principi “di libertà” e “di differenza” vanno a comporre la visione della giustizia come equità di Rawls
di Vittorio Pelligra*
I punti chiave
7' min read
La giustizia è per John Rawls questione che attiene alle istituzioni fondamentali che regolano la vita di una comunità, alla sua “struttura di base” come egli la definisce, istituzioni giuste se capaci di favorire lo sviluppo di una società “ben ordinata”. Tale questione riguarda, dunque, i criteri, le regole, le istituzioni, appunto, che i cittadini si danno per procedere alla ripartizione dei benefici derivanti dalla vita associata. Nell’impostazione contrattualista rawlsiana, a tali regole si perviene attraverso un processo di negoziazione portato avanti da individui liberi e uguali. Soggetti liberi in quanto dotati di un naturale senso di giustizia e capaci di concepire il bene in virtù della loro razionalità e soggetti uguali, perché il possesso di queste facoltà li rende ugualmente capaci di contribuire al benessere della società.
Tale processo di negoziazione che ha come punto di arrivo la sottoscrizione di quel contratto sociale che specifica i principi di giustizia, ha come punto di avvio ciò che Rawls definisce la “posizione originaria”, lo “status quo iniziale che garantisce l’equità degli accordi fondamentali in esso raggiunti”. In tale situazione i soggetti hanno piena informazione circa lo stato del mondo ma con una notevole eccezione. Affinché vanga garantita l’imparzialità è necessario, infatti, che essi operino dietro un “velo di ignoranza”, ne abbiamo discusso la settimana scorsa; un dispositivo, cioè, che “filtra” le informazioni a disposizione dei soggetti in modo da evitare che questi propendano per alcuni principi o per altri solo sulla base del fatto che questi tutelano maggiormente i loro personali interessi. Ogni soggetto, quindi, dietro il velo di ignoranza, conoscerà tutto circa la sua identità e quella che avrà dopo la sottoscrizione del contratto, tranne che aspetti come la razza, il genere, gli orientamenti sessuali, il reddito, la propria concezione del bene o il credo religioso. Tutti quegli elementi, insomma, che potrebbero introdurre distorsioni nelle valutazioni e partigianeria nelle decisioni.
Il “velo di ignoranza”, dunque, è pensato per rendere le valutazioni e le decisioni non solo razionali, ma anche imparziali, per evitare, quindi, che differenze di questo tipo possano generare situazioni nelle quali coloro che occupano un posto privilegiato nel sistema sociale lo possano sfruttare a proprio vantaggio. Un tema importante nell’ambito del processo di individuazione dei principi di giustizia a partire dalla “posizione originaria” riguarda il fatto che Rawls assume che i soggetti che lì si trovano a negoziare sono soggetti razionali.
Ma cosa vuol dire “razionalità” per Rawls?
Questo requisito si rifà direttamente alla nozione di razionalità economica che si fonda sull’idea di preferenze “coerenti”. Nella sua versione minimale la “coerenza” equivale alla proprietà di “transitività” degli elementi di un insieme. Si richiede, cioè, che le preferenze individuali soddisfino un requisito in virtù del quale posto che indichiamo con x, y e z degli elementi, siano essi beni, allocazioni di beni, distribuzioni di diritti, opportunità o qualunque altro elemento sul quale un soggetto A può esprimere delle preferenze e che può ordinare in termini di preferibilità, la transitività impone che se A preferisce x a y e y a z non è possibile che preferisca contemporaneamente z a x o che sia indifferente tra i due elementi. Sulla base di queste preferenze coerenti, dice Ralws, il soggetto “segue poi il piano che soddisfa la maggiore quantità dei suoi desideri, e che ha le maggiori possibilità di essere portato a termine con successo”.
A questa definizione standard di razionalità, per descrivere i partecipanti alla negoziazione nella “posizione originaria”, si aggiunge un ulteriore requisito, quello di “assenza di invidia”. Ciò significa, ci spiega Rawls, che un soggetto immune da invidia “Non è disposto ad accettare una perdita per sé stesso solo perché anche altri subiscono le stesse perdite. Non è danneggiato dalla consapevolezza o dalla sensazione che altri possiedano un indice maggiore di beni primari sociali”. Un soggetto razionale non è disposto, detto in altri termini, a vedere peggiorare la propria situazione anche se questa dovesse implicare un peggioramento ancora maggiore della situazione di un soggetto che originariamente stava meglio di lui e quindi una riduzione della disuguaglianza tra i due. Se il soggetto A possiede 10 e tutti gli altri hanno 20, non è socialmente desiderabile che A rinunci a 5 per far perdere 10 a tutti gli altri.



