Così Mosca prepara da anni le sue finanze per resistere alle sanzioni
Mosca ha rafforzato le difese finanziarie: oggi ha riserve per 630 miliardi, poco debito, grandi introiti da materie prime e più autonomia
di Morya Longo
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Ha un debito pubblico quasi inesistente, pari al 17% del Pil. Ha 630 miliardi di dollari di riserve, di cui 150 miliardi in oro. Ogni singolo giorno, secondo i calcoli di Bloomberg, vende 3,5 milioni di barili di petrolio e 275 milioni di metri cubi di gas a Europa, Stati Uniti e Gran Bretagna, incassando qualcosa come 700 milioni di dollari. Ogni 24 ore. E negli anni ha ridotto i suoi legami finanziari con l’Occidente, anche quelli che dipendono dal famigerato sistema Swift. La Russia è da anni che lavora per rafforzare le sue difese finanziarie: mentre l’Europa pensava ad altro, tra una crisi del debito e una pandemia, Vladimir Putin ha posizionato i “carri armati” finanziari ed economici molto prima di quelli veri e propri.
Così oggi che invade l’Ucraina, la Russia sembra avere le spalle abbastanza larghe per resistere a sanzioni e ostilità. Almeno per un po’ di tempo. Soffre, certo, per le sanzioni, per il crollo della Borsa di Mosca (-39,4%) e per la caduta del rublo (-6,7% sul dollaro), ma ha la forza nel bilancio pubblico per resistere. Il vaso di coccio, attualmente, è più l’Europa: quella che maggiormente soffre dal punto di vista economico la guerra in Ucraina. «Le sanzioni del 2014 sono state un colpo duro per Mosca, anche perché coincisero con un prezzo del petrolio basso - osserva Eleonora Tafuro, ricercatrice Ispi per l’area russa -. Da allora la Russia lavora per diventare più resiliente». Così oggi inizia una guerra con molti più “carri armati finanziari” in campo.
L’air bag delle riserve
Un punto di forza importante è costituito dalle riserve valutarie: la Russia ne detiene attualmente per 630 miliardi di dollari. Si pensi che nel 2014 erano scese a 300 miliardi. Non solo: a partire dal 2018 Mosca ha ridotto drasticamente la quantità di riserve investite in titoli di Stato Usa, azzerandole quasi. In compenso ha aumentato le riserve in oro, arrivando a detenere 145 miliardi di dollari di metallo giallo, cifra che fa della Russia il quinto detentore di oro al mondo.
Questo costituisce un “cuscinetto” finanziario per far fronte a momenti difficili. Calcolando il rapporto tra riserve ed esportazioni, si evince che la Russia potrebbe ipoteticamente sopravvivere 1,3 anni senza esportare ma solo attingendo alle riserve. Oppure, guardando all’import, emerge che la Russia ha oltre due anni di importazioni praticamente già pagate. Insomma: Mosca ha un cuscinetto, un “air bag” finanziario, molto grosso.
L’arma di petrolio e gas
Ma il vero punto di forza della Russia sta nelle materie prime: petrolio e gas, innanzitutto, ma anche grano e altri materiali di cui è grande produttrice ed esportatrice. Con i prezzi alle stelle, la Russia non fa altro che aumentare le sue entrate. Pensiamo, per fare un esempio, al petrolio. Calcola JP Morgan che, con il barile a 100 dollari, ci sarà nel 2022 un travaso di ricchezza dai Paesi consumatori (tra i quali l’Europa) a quelli produttori (tra i quali la Russia) di 2.200 miliardi di dollari. E dato che la Russia è un grande esportatore di petrolio all’Europa, si può dire che la guerra in Ucraina gliela stiamo pagando in buona parte noi europei.


