Il nuovo piano strategico

Snam: sforzo da 11,5 miliardi al 2027. Focus su sicurezza energetica e transizione green

L’ad Venier: «Impegnati nello sviluppo di un’infrastruttura in grado di gestire in modo sempre più flessibile una pluralità di molecole verso la neutralità carbonica del Paese

di Celestina Dominelli

Il nuovo piano strategico di Snam

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Sicurezza, sostenibilità e competitività delle forniture di energia. Con un occhio sempre puntato sulla sostenibilità e sull’innovazione grazie a infrastrutture sempre più digitalizzate e in grado di sfruttare l’intelligenza artificiale e le tecnologie innovative. Ruota attorno a questo perno il nuovo piano strategico 2023-2027 di Snam che prevede 11,5 miliardi di investimenti da qui al 2027 (con un balzo del 15% rispetto al piano precedente), di cui 10,3 miliardi destinati allo sviluppo sostenibile degli asset, e che sarà illustrato oggi alla comunità finanziaria dall’ad del gruppo Stefano Venier affiancato dal cfo Luca Passa.

Venier: prosegue l’impegno sulla sicurezza energetica

«In un contesto energetico globale che continua ad essere sfidante e volatile – ha commentato il numero uno Venier - investiremo 11,5 miliardi di euro nello sviluppo di un’infrastruttura in grado di gestire in modo sempre più flessibile una pluralità di molecole verso la neutralità carbonica del Paese. Prosegue il nostro impegno per rafforzare la sicurezza energetica, garantendo infrastrutture per forniture diversificate e sostenibili nel lungo periodo e supportando il percorso di transizione, anche attraverso progetti considerati strategici a livello europeo. Lo faremo assicurando ritorni in crescita a tutti i nostri stakeholder, con una strategia di sostenibilità ampliata, che all’impegno sul fronte delle emissioni affianca il mantenimento di altri equilibri come quello della biodiversità e della rigenerazione territoriale».

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Le direttrici principali del piano

Due le direttrici principali della strategia della società, in prima linea nel garantire il piano di sicurezza energetica messo in campo dal governo dopo la decisione della Russia di ridurre le sue forniture verso l’Europa e l’Italia. In primis, gli investimenti nelle infrastrutture che saranno diretti lungo l’intera catena del valore (dai nuovi progetti di gasdotti al potenziamento di stoccaggi e rigassificatori galleggianti, passando per l’ampliamento delle reti di stazioni a Gnl-bioGnl e in prospettiva a idrogeno). Accanto a questo, Snam punta poi a rafforzare il contributo alla decarbonizzazione attraverso la piattaforma Energy Transition con lo sviluppo dei gas verdi, da un lato, e con la messa a terra dell’infrastruttura per la cattura e lo stoccaggio del carbonio oltre che con le iniziative finalizzate a incrementare l’efficienza energetica.

Il focus sullo sviluppo delle infrastrutture

Quanto agli assi del piano, approvato dal cda presieduto dalla presidente Monica de Virgiliis, la fetta principale, sarà diretta a potenziare le infrastrutture sempre con la rotta puntata sulla sostenibilità e la digitalizzazione. Dei 10,3 miliardi destinati a questo capitolo, dunque, 7,4 miliardi saranno indirizzati verso il trasporto (1,1 miliardi in più del precedente piano); 1,4 miliardi per l’ampliamento e l’ammodernamento dei siti di stoccaggio e altri 1,5 miliardi saranno invece utilizzati per sviluppare il Gnl, con un occhio alle due Fsru di Ravenna (la cui messa in esercizio è prevista a partire dal 2025) e di Piombino.

Il business della transizione energetica

Nel imprimere un ulteriore sprint alla sua infrastruttura, Snam non tralascerà comunque l’obiettivo della transizione energetica che potrà contare su 1,2 miliardi di investimenti con la seguente ripartizione: 400 milioni dedicati al biometano, attraverso la controllata Bioenersys; 350 milioni per la cattura e lo stoccaggio del carbonio, in forza del ruolo di Snam quale operatore leader in Europa nel trasporto e nello stoccaggio di molecole; 100 milioni per potenziare il business dell’idrogeno e 300 milioni per l’efficienza energetica. E, nel continuare a perseguire la strada della transizione green, Snam è intenzionata anche a migliorare le sue performance nel taglio delle emissioni in modo da raggiungere la neutralità carbonica per le Scope 1 e 2 (le emissioni dirette e indirette) entro il 2040 e centrare il net zero su tutto le emissioni (incluse le Scope 3) entro il 2050.

Il contributo delle associate

Nel piano, poi, Snam torna anche sul ruolo delle associate e in linea con la strategia presentata lo scorso anno, conferma come value enhancers gli asset industriali collegati all’infrastruttura italiana, come enablers of business optionalities le associate senza collegamenti fisici con gli asset di Snam e come opportunistic asset le partecipazioni che possono favorire maggiori opportunità di valorizzazione.

I target del piano

Quanto ai target, nell’orizzonte di piano si prevede una crescita media annua (Cagr) della Rab maggiore del 6%, rispetto alla previsione del piano precedente (2022-2026) che prevedeva una crescita del 5%, grazie a investimenti più elevati e al contributo del deflatore. L’ebitda adjusted è atteso crescere del 7,4%, grazie alla crescita degli investimenti, alle componenti regolatorie e al contributo del business della transizione energetica. L’insieme di questi fattori contribuirà alla crescita dell’ebitda di gruppo atteso a circa 3,2 miliardi di euro al 2027, di cui circa 140 milioni connessi ai business della transizione energetica. Passando, invece, all’utile netto adjusted si prevede un incremento del 4% (3% nel piano precedente) nonostante tassi di interesse più onerosi. Migliora, poi, la guidance sull’utile netto 2023, pari a circa 1,14 miliardi di euro, rispetto alla precedente pari almeno a 1,1 miliardi di euro, con la proiezione a fine 2027 di circa 1,33 miliardi di euro.

La politica dei dividendi

Infine, la politica dei dividendi che vede confermato il dividendo di 0,2820 euro del 2023 e incrementata la politica dei dividendi al 3% di crescita minima annua al 2027 (rispetto al precedente minimo 2,5%). La politica di dividendi è stata incrementata sulla base di una crescita dell’utile netto adjusted del 4% e prevede una crescita minima annua del 3% al 2027, a partire dal dividendo di competenza 2024, in crescita rispetto alla precedente politica che prevedeva un minimo del 2,5%.

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