Intervista

Tether: «Ecco perché investiamo sulla Juventus»

Il ceo Paolo Ardoino: «Siamo il 18esimo detentore al mondo di Treasury. Il calcio? È per diversificare»

PAOLO ARDOINO AMMINISTRATORE DELEGATO DI TETHER

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«L’idea di entrare nel capitale della Juventus è nata qualche mese fa. Per portare una ventata d’aria fresca in questo settore e diversificare il nostro modello di business». Così Paolo Ardoino, ceo di Tether, la società che emette Usdt, la stablecoin più utilizzata nel mondo delle criptovalute, commenta in esclusiva al Sole 24 Ore, l’ingresso nel capitale della squadra di calcio. Una notizia ben accolta dai mercati dato che in Borsa il titolo della Juventus è cresciuto del 22% nelle ultime sette sedute portando la capitalizzazione oltre 1 miliardo di euro, 26 volte il patrimonio netto.

Di quale investimento stiamo parlando?

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«Una quota minoritaria, pari al 5% dei diritti di voto. Ne abbiamo dato comunicazione alla Consob. Un pacchetto azionario acquisito in Borsa negli ultimi mesi. Siamo entrati in punta di piedi e siamo interessati a valutare come contribuire al successo della Juventus.

Cosa cambia per i tifosi? Potranno acquistare i biglietti con la stablecoin Usdt?

È un discorso che va fatto con la dirigenza. Dobbiamo valutare sinergie sia sulla parte pagamenti che sull’intelligenza artificiale.

Anche altre squadre importanti, come Milan e Inter, potrebbero entrare nei vostri radar?

Non credo. In casa Tether siamo tifosi della Juventus.

Come risponde alle critiche ricevute negli ultimi anni sul tema della trasparenza delle riserve di Tether?

Nel 2023 e 2024 abbiamo visto molte banche avere problemi a causa di un problema di riserve. Mi riferisco a Silicon Valley Bank, Signature, Silvergate e New York Community Bank negli Stati Uniti. O alle difficoltà di Credit Suisse in Svizzera. Tether è differente: ad oggi è collateralizzata, o reserved come si suol dire, al 105%. Abbiamo il 5% di riserve in più rispetto alle riserve che servono per coprire tutti i token emessi. Abbiamo emesso circa 142 miliardi di dollari digitali e abbiamo riserve per circa 150 miliardi. Queste riserve per la maggior parte, 115 miliardi, sono investite in buoni del Tesoro americano a breve termine, 90 giorni. Non siamo uno Stato, ma saremmo al 18º posto della lista dei Paesi che investono in titoli Usa. Tether detiene oggi più buoni del Tesoro Usa della Germania. All’interno delle nostre riserve abbiamo anche oro fisico e un po’ di Bitcoin.

E se Bitcoin andasse a zero?

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Uno scenario davvero poco probabile. Ma in quel caso abbiamo circa 8 miliardi di dollari in più nelle nostre riserve, così che se anche Bitcoin dovesse andare a zero, per chi detiene Usdt non ci sarebbero problemi nel riscattarli.

Usdt è la stablecoin più utilizzata con una quota di mercato del 60%. Non trova ci sia un rischio di concentrazione. Se un domani Tether dovesse affrontare dcriticità potrebbe impattare la cripto-industria?

Tether ha 8 miliardi in più di riserve. Se fossimo speculatori i profitti che abbiamo fatto nell’arco degli ultimi 3 anni, circa 20 miliardi, li avremmo distribuiti agli azionisti. Invece la maggior parte è rimasta in azienda perché vogliamo investire innanzitutto in stabilità per il nostro prodotto principale, ma vogliamo investire anche in intelligenza artificiale e inclusione finanziaria. Ricordo che Usdt è usato da 400 milioni di persone nel mondo, in particolare nei Paesi emergenti ad elevata inflazione dove c’è una forte domanda di dollari ma molti cittadini non hanno accesso neppure a un conto corrente.

Trump ha detto che contrasterà le central bank digital currencies e favorirà le stablecoin private statunitensi. Per il vostro business potrebbe essere un problema?

Al momento siamo il miglior alleato per la finanza americana. Usdt è lo strumento che al mondo aiuta di più l’egemonia del dollaro. Noi agiamo effettivamente come distributori del dollaro in tutto il resto del mondo. Non solo questo, ma agiamo anche come distributori del debito americano in tutto il resto del mondo. Basti pensare che Cina e Giappone, i due più grandi detentori di debito Usa, stanno riducendo la propria esposizione. Ogni volta che una persona in Argentina, in Turchia, in Brasile, ogni persona che compra un Usdt un nostro dollaro digitale, noi prendiamo il suo dollaro e compriamo il debito americano. Tether è incredibilmente importante per il futuro degli Stati Uniti. Per questo siamo in contatto costante con i regolatori americani.

Se gli Usa dovessero abbassare di molto i tassi, il vostro modello di business andrebbe in sofferenza?

L’inflazione non sembra rallentare. Pur ipotizzando che in futuro i tassi Usa tornino allo 0,5% vorrà dire che le nostre riserve frutterebbero 700 milioni l’anno. Da buon genovese non mi lamenterei».

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