La settimana dei mercati

Venti di guerra? Il mercato preferisce fare i conti con tassi e inflazione

Settimana turbolenta in Borsa per le tensioni fra Russia e Ucraina. Ora gli operatori si augurano di tornare a parlare di temi macro e attende i dati dei prossimi giorni, cruciali per le scelte delle Banche centrali

di Maximilian Cellino

La Borsa, gli indici del 18 febbraio 2022

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Tornare a parlare un po’ più di inflazione e tassi, ma soprattutto distogliere l’attenzione dai temi strettamente geopolitici. È quanto si augurano probabilmente gli operatori, dopo una settimana che i mercati hanno vissuto in continua tensione proprio sulla «guerra fredda» in atto fra Russia e Ucraina. Non che gli argomenti legati al surriscaldamento dei prezzi e alla conseguente reazione delle Banche centrali non siano tali da scatenare ansie e preoccupazioni, ma si tratta verosimilmente di situazioni che gli investitori sono in grado affrontare con le armi di sempre, a differenza delle evoluzioni connesse all’emergere di un possibile conflitto.

Il bilancio (negativo) della settimana

«Qualsiasi segnale di allentamento delle tensioni è stato accolto positivamente dai mercati e ulteriori indicazioni potrebbero portare a un ritorno della propensione al rischio in tutte le classi di attività», segnala Walid Koudmani, Chief Market Analyst di Xtb, sottolineando che l’allarme rientrato «potrebbe favorire le azioni così come il mercato delle criptovalute, che ultimamente ha faticato a mantenere i guadagni». Intanto però i mercati azionari hanno archiviato un’altra settimana complicata, con il Ftse Mib di Piazza Affari che ha complessivamente lasciato sul terreno l’1,7%, il Dax di Francoforte in calo addirittura del 2,5% e anche Wall Street in territorio negativo con perdite comprese tra l’1 e il 2% per i vari listini.

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Il ritorno dei «beni rifugio»

Che siano state le vicende geopolitiche (e non le attese sui tassi) a guidare le scelte lo dimostra indirettamente anche il fatto che i titoli di Stato abbiano momentaneamente riconquistato una sorta di ruolo di bene rifugio dopo le svendite delle settimane precedenti. Il rendimento dei Bund decennali è sceso di dieci centesimi allo 0,19% e pure i BTp di casa nostra, dopo aver rivisto il 2% per la prima volta dall’aprile 2020, sono tornati all’1,84% riducendo di qualche punto lo spread con la Germania a 165 punti base. Il tutto mentre l’oro ha toccato i massimi dal giugno 2021 a 1.900 dollari l’oncia nonostante uno scenario, quello dei tassi reali in salita, dal quale esce in genere penalizzato.

Se i segnali di distensione sul fronte geopolitico la prossima settimana non dovessero rafforzarsi, gli asset rischiosi potrebbero ritrovarsi in una posizione difficile

Allianz Global Investors Hans-Jörg Naumer

«Se i segnali di distensione sul fronte geopolitico la prossima settimana non dovessero rafforzarsi, gli asset rischiosi potrebbero ritrovarsi in una posizione difficile, soprattutto perché il contesto tecnico appare favorevole a obbligazioni governative e prezzi dell’energia ma non alle azioni», avverte Hans-Jörg Naumer, Director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors, facendo inoltre notare che «un’indagine della Bank of America tra i gestori di fondi globali suggerisce che la propensione a sovrappesare le azioni potrebbe aver superato il suo livello di picco».

L’attesa per i dati macro

Il programma macro dei prossimi giorni sarebbe in sé abbastanza ricco da proporre nuovi spunti per gli operatori: «I dati sull’economia reale che saranno pubblicati sono stati raccolti troppo presto per riflettere gli sviluppi incoraggianti sul fronte pandemico, ma saranno comunque indicativi dell’impatto dell’inflazione elevata», conferma Naumer. Lunedì, per esempio, arriveranno già i prezzi alla produzione in Germania e gli indici Pmi di Markit per i settori manifatturiero e servizi dell’Area Euro e degli Stati membri, mentre il giorno successivo sarà la volta dell’influente indice tedesco Ifo che aveva in precedenza mostrato una promettente tendenza rialzista.

Il vero obiettivo: le riunioni Bce e Fed di marzo

Di inflazione si tornerà sicuramente a parlare nella seconda parte della settimana. E se mercoledì le cifre definitive sui prezzi al consumo di gennaio nell’Eurozona non dovrebbero (almeno questo l’auspicio degli operatori) riservare sorprese dopo il +5% annuo registrato dal dato preliminare, il Pce core per gli Stati Uniti di giovedì attirerà sicuramente su di sé molte attenzioni proprio perché è il parametro di inflazione preferito della Federal Reserve. Da qui al pronunciamento definitivo delle due principali Banche centrali mondiali (la riunione Bce è in programma il 10 marzo, quella della Fed la settimana successiva) passerà ancora tempo, ma forse è bene iniziare a prendere le misure. E, forse, allacciare le cinture di sicurezza.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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