Automotive

Volkswagen, il ceo Blume conferma i tagli e va allo scontro col sindacato

Il capo-azienda davanti a 20mila dipendenti in assemblea: «Non possiamo vivere in un mondo di fantasia». Non sono esclusi scioperi a oltranza

di Alberto Annicchiarico

La presidente del Consiglio di fabbrica generale e di gruppo Daniela Cavallo, l’amministratore delegato del Gruppo Volkswagen, Oliver Blume, e il ministro tedesco del Lavoro e degli Affari sociali, Hubertus Heil, prima dell’assemblea a Wolfsburg. (Foto di Ronny HARTMANN / POOL / AFP)

3' min read

3' min read

Il Gruppo Volkswagen si trova ad affrontare la crisi più profonda in 87 anni di storia, con il management che preme per adottare misure di ristrutturazione senza precedenti e i sindacati pronti a tutto. Durante l’incontro con circa 20mila lavoratori nella sede del gruppo a Wolfsburg, il ceo Oliver Blume ha lanciato messaggi molto netti, che hanno acceso un dibattito infuocato tra i dipendenti.

Blume conferma i tagli: non viviamo in un mondo di fantasia

Blume, in fondo, ha ribadito quanto sostenuto dall’azienda nelle ultime settimane: la chiusura di impianti (da due a tre, in Germania) e i tagli salariali (stimati al 10% tra i 120mila dipendenti del cosiddetto Brand group core, che comprende il marchio Vw, Skoda, Seat, Cupra e i veicoli commerciali) sono, secondo lui, passi obbligati per garantire la sopravvivenza del primo costruttore automobilistico europeo in un mercato globale reso sempre più competitivo dalla transizione verso l’auto elettrica. «Non possiamo vivere in un mondo di fantasia. Le nostre decisioni devono tener conto di un contesto che evolve rapidamente», ha dichiarato. Blume ha ricordato la minaccia rappresentata dai nuovi concorrenti, in particolare cinesi. Proprio in Cina, da decenni mercato unico che versa nelle casse del gruppo un terzo degli utili, il primo costruttore automobilistico europeo ha visto crollare la propria quota di mercato da poco meno di un quinto al 14% negli ultimi cinque anni. Mentre per il futuro Wolfsburg si “accontenterebbe” di mantenere un quota del 15%, ritenuta un obiettivo già ambizioso.

Loading...

Il capo azienda ha puntato il dito contro i costi salariali in Germania, giudicandoli troppo alti per consentire al gruppo di reggere il passo con una concorrenza in forte crescita. Le sue parole sono state accolte con dure critiche dai lavoratori presenti, tra fischi e proteste. Anche quando ha tentato di tendere la mano alla platea, ricordando quanto Wolfsburg gli sia «vicina al cuore», ha trovato solo scetticismo e diffidenza. Ma Blume non ha ceduto: ha ribadito che, per restare competitivi, soprattutto in Cina, servono misure drastiche. Ed è «lontano dall’essere sufficiente» il taglio dei costi di 1,5 miliardi offerto dal sindacato, che comprende la riduzione dei dividendi e dei bonus oltre che l’accantonamento degli aumenti salariali chiesti (ma congelati) in un fondo per pagare eventuali licenziamenti e riduzioni di turni.

Anche il ministro del Lavoro, Hubertus Heil, è intervenuto , affermando che Vw dovrebbe trovare una soluzione equa, che non preveda licenziamenti forzati. Il partito di Heil, i socialdemocratici, è nel bel mezzo della campagna elettorale, dopo che la coalizione a tre, il cosiddetto “semaforo” (Spd, Verdi e Liberali) che guidava è crollata il mese scorso, convocando nuove elezioni per la fine di febbraio.

Il sindacato avverte: senza compromessi, scioperi a oltranza

Il leader del Consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, ha escluso categoricamente licenziamenti e chiusure, sottolineando che «i sacrifici devono essere condivisi, anche dal top management e dagli azionisti». Ha chiesto un approccio più equo e ha avvertito che, senza compromessi, le trattative rischiano di arenarsi. Il nuovo round di incontri inizia il 9 dicembre.

Germania, sciopero dei lavoratori Volskswagen: in migliaia a Wolfsburg

Cavallo è stata chiara: o si trovano soluzioni condivise, o le tensioni cresceranno. I sindacati sono pronti a scioperi prolungati, se non addirittura a oltranza, qualora non si registrassero progressi. Ha anche invitato il governo tedesco a intervenire con urgenza, criticando l’immobilismo politico in attesa delle elezioni di febbraio. «Non possiamo più aspettare, è il momento di agire per rilanciare l’economia del nostro Paese», ha avvisato Cavallo.

E proprio oggi l’azienda è stata costretta a richiamare oltre 4.600 veicoli negli Stati Uniti per problemi tecnici legati al surriscaldamento delle batterie.

La crisi dell’automotive e i problemi di Volkswagen

Il caso Volkswagen si inserisce in un panorama europeo complesso, dove il settore automobilistico è sotto pressione a causa della concorrenza cinese e della lenta transizione verso i veicoli elettrici. Anche altri grandi nomi, sia tra i produttori che tra i fornitori, come Stellantis, Ford, Michelin e Bosch stanno affrontando riduzioni di personale e chiusure di impianti. Volkswagen, dal canto suo, ha messo in vendita l’impianto di Bruxelles, che dava lavoro a 3.000 persone, a causa della scarsa domanda di veicoli elettrici di fascia alta. Il sito chiuderà a febbraio 2025.

Le difficoltà di Volkswagen riflettono un momento di svolta per l’intero settore automobilistico europeo. La domanda resta aperta: misure drastiche come quelle proposte basteranno a garantire la solidità del gruppo? Mentre il management e i sindacati si confrontano, il rischio è che il conflitto interno finisca per danneggiare ulteriormente un’industria già sotto pressione.

Le prossime settimane saranno cruciali per capire se sarà possibile trovare un compromesso che soddisfi entrambe le parti. Altrimenti, il rischio di scioperi a oltranza e di ulteriori perdite potrebbe diventare una realtà difficile da gestire, non solo per Volkswagen, ma per l’intero comparto.

Copyright reserved ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti