Pensioni, per le donne sarà difficile raggiungere quota 100
di Francesca Barbieri
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Quota 100 sarà il piatto forte della riforma delle pensioni. Con 62 anni di età e 38 di contributi i lavoratori del settore privato e i dipendenti pubblici potranno anticipare l’uscita fino a 5 anni rispetto al requisito anagrafico richiesto per la pensione di anzianità (67 anni).
Le donne, però, hanno in media carriere lavorative più frammentate, con un'anzianità contributiva media di 25 anni, ben lontana dai 38 richiesti per la nuova quota 100.
Quota cento, traguardo difficile
Prendiamo i dati Inps sui pensionati: se consideriamo lo stock dei titolari di pensione, su 9,3 milioni di assegni della gestione previdenziale, 5,2 milioni sono destinate a uomini e 4,1 a donne, con una leggera prevalenza maschile.
Le donne però riescono a guadagnare il diritto alla pensione solo raggiungendo il limite di età previsto per la pensione di vecchiaia (che nel 2019 sarà di 67 anni), molto difficilmente prima, proprio a causa di carriere contributive discontinue. Se restringiamo l’obiettivo solo sulle pensioni di “anzianità/anticipate” il “tasso di mascolinità” arriva al 77,5%: su un totale di 3,36 milioni, gli assegni riservati alle donne sono infatti meno di un milione.
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Opzione donna: prosegue la sperimentazione
Una via d’uscita riservata alle lavoratrici, che richiede un minor numero di contributi, è opzione donna, che a meno di colpi di scena dell'ultima ora dovrebbe essere prorogata solo per il 2019 dal decreto legge su pensioni e reddito di cittadinanza allo studio del Governo.

