Spread alle stelle: i mercati mettono alla prova la Bce sullo «scudo»
Le incertezze di Lagarde sul meccanismo anti frammentazione non convincono gli investitori. Il differenziale BTp-Bund vola a 233 e gli analisti temono ulteriori rialzi prima di un intervento che (per ora) resta nelle sole intenzioni.
di Maximilian Cellino
3' min read
Le ultime da Radiocor
Iran:Capo Stato Maggiore Marina, pianificazione prevede invio 4 navi per sminamento
Carrefour: vendite I trimestre +2,2% a 21 mld, bene Francia e Spagna
***L'Oreal: vendite I trimestre +3,6% a 12,15 mld, sopra attese
3' min read
La chiusura del piano di riacquisti, l’annuncio di una serie di aumenti dei tassi che inizieranno dai 25 punti base di luglio, potrebbero anche accelerare fino a 50 punti a settembre e proseguiranno poi in modo «graduale ma sostenuto», indicazioni limitate (e forse anche poco convincenti) sul meccanismo per evitare la possibile frammentazione dell’area euro. Non servirebbero ulteriori elementi per spiegare perché l’annuncio della Banca centrale europea (Bce) e le parole della presidente Christine Lagarde siano stati accompagnati da un calo dei mercati azionari, da un rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato e da un allargamento degli spread dei Paesi periferici.
Mercati alla deriva
Il bilancio finale delle due sedute che hanno seguito il Consiglio Bce di giovedì 9 giugno parla di perdite che sfiorano il 7% per il FTSE MIB di Piazza Affari, che si è piazzata all’ultimo posto in un’Europa comunque particolarmente sofferente, e di un BTp decennale che si è spinto ai massimi dal 2014 al 3,84 per cento. Un movimento, quest’ultimo, che è appunto la risultante di un generale rialzo dei tassi obbligazionari che non ha risparmiato neppure i Bund (saliti all’1,51%) e di un ulteriore incremento del differenziale Italia-Germania a 233 punti base.
Non che siano uscite novità particolarmente eclatanti dall’appuntamento: il cambio di passo dell’Eurotower era inevitabile alla luce dei dati sull’inflazione e anche della strada già intrapresa dalle altre Banche centrali e per questo anzi in gran parte già anticipato dai mercati. Gli investitori si sono quindi come sempre concentrati sulle frasi pronunciate durante la conferenza stampa (e in molti casi su quelle che non lo sono state) nel tentativo di ricavare indicazioni utili sui possibili movimenti a medio-lungo termine
L’aggressività sui tassi
L’impressione generale è che l’atteggiamento del board sia stato più aggressivo rispetto alle attese, e chi fra gli operatori non ha avuto una simile percezione teme che lo possa divenire nei prossimi mesi. La riprova è che adesso principali indicatori del mercato monetario prezzano un aumento dei tassi di riferimento di 140 punti base entro fine anno, anche se non tutti sono d’accordo nel ritenere che alla fine Lagarde e soci saranno in grado di mantenere le «promesse».
«Pensiamo che sia difficile per la Bce tornare rapidamente a tassi positivi e che il percorso possa essere meno in salita e più breve di quanto attualmente implicito nei prezzi di mercato», avverte Anna Stupnytska, Global macro economist di Fidelity International. I suoi dubbi sono in particolare legati ai venti contrari connessi alla guerra in Ucraina, alla politica cinese zero-Covid e all’inasprimento delle condizioni finanziarie globali, che «continueranno a pesare sulla crescita dell’Eurozona, portando probabilmente a una recessione nei prossimi mesi».



