La svolta dell’Eurotower

Spread alle stelle: i mercati mettono alla prova la Bce sullo «scudo»

Le incertezze di Lagarde sul meccanismo anti frammentazione non convincono gli investitori. Il differenziale BTp-Bund vola a 233 e gli analisti temono ulteriori rialzi prima di un intervento che (per ora) resta nelle sole intenzioni.

di Maximilian Cellino

Articolo aggiornato il 10 giugno alle 18.08

Christine Lagarde (Epa)

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La chiusura del piano di riacquisti, l’annuncio di una serie di aumenti dei tassi che inizieranno dai 25 punti base di luglio, potrebbero anche accelerare fino a 50 punti a settembre e proseguiranno poi in modo «graduale ma sostenuto», indicazioni limitate (e forse anche poco convincenti) sul meccanismo per evitare la possibile frammentazione dell’area euro. Non servirebbero ulteriori elementi per spiegare perché l’annuncio della Banca centrale europea (Bce) e le parole della presidente Christine Lagarde siano stati accompagnati da un calo dei mercati azionari, da un rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato e da un allargamento degli spread dei Paesi periferici.

Mercati alla deriva

Il bilancio finale delle due sedute che hanno seguito il Consiglio Bce di giovedì 9 giugno parla di perdite che sfiorano il 7% per il FTSE MIB di Piazza Affari, che si è piazzata all’ultimo posto in un’Europa comunque particolarmente sofferente, e di un BTp decennale che si è spinto ai massimi dal 2014 al 3,84 per cento. Un movimento, quest’ultimo, che è appunto la risultante di un generale rialzo dei tassi obbligazionari che non ha risparmiato neppure i Bund (saliti all’1,51%) e di un ulteriore incremento del differenziale Italia-Germania a 233 punti base.

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EFFETTO BCE SULLA SPREAD BTP-BUND

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Non che siano uscite novità particolarmente eclatanti dall’appuntamento: il cambio di passo dell’Eurotower era inevitabile alla luce dei dati sull’inflazione e anche della strada già intrapresa dalle altre Banche centrali e per questo anzi in gran parte già anticipato dai mercati. Gli investitori si sono quindi come sempre concentrati sulle frasi pronunciate durante la conferenza stampa (e in molti casi su quelle che non lo sono state) nel tentativo di ricavare indicazioni utili sui possibili movimenti a medio-lungo termine

L’aggressività sui tassi

L’impressione generale è che l’atteggiamento del board sia stato più aggressivo rispetto alle attese, e chi fra gli operatori non ha avuto una simile percezione teme che lo possa divenire nei prossimi mesi. La riprova è che adesso principali indicatori del mercato monetario prezzano un aumento dei tassi di riferimento di 140 punti base entro fine anno, anche se non tutti sono d’accordo nel ritenere che alla fine Lagarde e soci saranno in grado di mantenere le «promesse».

Pensiamo che sia difficile per la Bce tornare rapidamente a tassi positivi e che il percorso possa essere meno in salita e più breve di quanto attualmente implicito nei prezzi di mercato

Fidelity International Anna Stupnytska

«Pensiamo che sia difficile per la Bce tornare rapidamente a tassi positivi e che il percorso possa essere meno in salita e più breve di quanto attualmente implicito nei prezzi di mercato», avverte Anna Stupnytska, Global macro economist di Fidelity International. I suoi dubbi sono in particolare legati ai venti contrari connessi alla guerra in Ucraina, alla politica cinese zero-Covid e all’inasprimento delle condizioni finanziarie globali, che «continueranno a pesare sulla crescita dell’Eurozona, portando probabilmente a una recessione nei prossimi mesi».

Scetticismo sullo «scudo»

Ma se sui tassi la direzione appare ormai tracciata, la questione della frammentazione e del cosiddetto meccanismo «anti-spread» continua a essere avvolta in un’estrema (e forse voluta) incertezza. Che l’uso flessibile dei reinvestimenti del piano pandemico Pepp non venga ritenuto sufficiente a placare una situazione che già inizia a farsi rilevante traspare non solo dai movimenti dei BTp, ma anche di quelli dei titoli di Stato di Spagna, Portogallo e Grecia, che hanno visto i differenziali sulla Germania balzare rispettivamente a quota 126, 129 e 288.

Il tema si gioca per il momento sulle sole parole e intenzioni: «Resta da vedere se gli investitori riterranno sufficientemente credibile la promessa di un possibile nuovo strumento, in particolare alla luce delle crescenti divergenze della politica fiscale tra i Paesi che potrebbero limitare la capacità di risposta della Bce» avverte Fabio Balboni, Senior economist di Hsbc, suggerendo come i mercati potrebbero «metterla alla prova, portando a un possibile ulteriore allargamento degli spread».

La sensazione è che la Bce non voglia, o non possa, parlare di un nuovo strumento, perché sarebbe fonte di divisione in un momento in cui non c’è unità di intenti nel Consiglio direttivo

AcomeA Pasquale Diana

La sensazione è che un test del genere sia già partito e che dall’altra parte l’Eurotower «non voglia, o non possa, parlare di un nuovo strumento, perché sarebbe fonte di divisione in un momento in cui non c’è unità di intenti nel Consiglio direttivo e trovare un compromesso non sarebbe facile», ammette Pasquale Diana, Head of macro research di AcomeA. Il fatto la creazione di uno «scudo anti-spread» sia a suo modo di vedere ragionevole da ipotizzare «solo in seguito a tensioni molto marcate sul debito nella periferia dell’Eurozona, un punto al quale non siamo ancora vicini», non lascia certo dormire sonni tranquilli.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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