Conte-Juncker, ecco cosa peserà nella trattativa tra Italia e Bruxelles
di Andrea Carli
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Ufficiosamente sul tavolo dell’incontro annunciato per questo pomeriggio a Bruxelles tra il premier Conte e il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker ci sono due nodi. Il 2,4% del rapporto tra deficit e Pil previsto dal Governo M5s-Lega per il 2019, e le stime di crescita dell’economia italiana per l’anno prossimo, con l’esecutivo giallo verde a indicare un più 1,5% e Bruxelles che non si spinge oltre l’1,2 per cento.
Ma oltre a queste scelte, messe nero su bianco nel Documento programmatico di bilancio che Roma ha fatto pervenire a Bruxelles, il faccia a faccia di oggi tra le due parti avrà altri “convitati di pietra”. Dossier che non sono sul menù, ma che in qualsiasi momento potrebbero essere calati dalla parte italiana sul tavolo della trattativa. La partita si preannuncia comunque in salita. Per Bruxelles il rapporto deficit - Pil deve scendere almeno al 2%, ma i due vicepremier non sono disposti ad andare al di sotto del 2,2 per cento. Il governo, segnalano da Palazzo Chigi, ha messo a punto una proposta “nero su bianco” sui saldi della manovra da portare all’incontro nel pomeriggio.
Il pacchetto dei grimaldelli
Il pacchetto degli assi da tirare fuori durante la trattativa è variegato: da quello che nelle ultime ore ha preso il nome di “caso Francia”, ai nuovi equilibri europei con una Parigi in grande difficoltà con la rivolta dei “gilets jaunes” e Berlino in piena fase di transizione post Merkel, oltre alle incertezze sul tema Brexit, la fine del QE della Bce. E poi le aperture dell’esecutivo sui due cavalli di battaglia reddito di cittadinanza e quota 100 pensioni, un’economia italiana che versa ai confini della recessione. E poi, ancora, la virata degli ultimi giorni sulle imprese, la disponibilità a destinare più risorse agli investimenti, il capitolo privatizzazioni.
L’esempio francese per sostenere lo sforamento sul debito
Il primo “grimaldello” per scassinare le resistenze della controparte europea chiama in causa Parigi. Il premier francese Philippe ha riconosciuto che le misure annunciate dal presidente Macron per disinnescare la rabbia dei gilet gialli avranno «un impatto in termini di deficit nel 2019». Stando alle previsioni il deficit potrebbe arrivare al 3,4%, dal 2,8 ad oggi previsto. Questo scenario, in una fase in cui l’Italia si presenta a Bruxelles per trattare sul 2,4%, potrebbe avere il suo peso. Il condizionale è tuttavia d’obbligo. Il commissario europeo agli Affari economici e monetari, il francese Pierre Moscovici, a poche ore dal vertice in un’intervista al Parisien ha chiarito: la situazione della Francia non può essere paragonata a quella italiana.
La carta dei “due pesi e due misure”
Conte farà riferimento al caso francese per sostenere la decisione dell’esecutivo giallo verde di - per dirla con le parole utilizzate dalla stessa Commissione nell’opinione pubblicata il 23 ottobre - violare «gli impegni presi con se stesso e con gli altri paesi membri». Obiettivo: scongiurare “in zona Cesarini” l’apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo. Potrebbe arrivare ad accusare Bruxelles di usare con i paesi membri “due pesi e due misure”. Ma la scelta francese potrebbe avere un effetto opposto, ovvero quello di convincere la Commissione a irrigidirsi e a non arretrare di un millimetro sul rispetto dei parametri di Maastricht. Una linea che andrebbe incontro ai paesi del Nord Europa, in pressing su Bruxelles affinché le regole vengano rispettate e chi sfora venga sanzionato.
