Cosa serve davvero per una leadership di cura e di prossimità
Dal perdono all’educazione, dall’umorismo al realismo: breve viaggio nelle attitudini necessarie per relazionarsi con l’altro in modo efficace
di Gianluca Rizzi *
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Il trend di pensiero attuale relativo allo stile manageriale e della leadership in generale sembra oramai chiaro e consolidato: occorre sapersi relazionare con colleghi e collaboratori avendo cura innanzitutto della persona che c’è dall’altra parte e che si porta dietro ambizioni, desideri, esigenze, frustrazioni e timori. Le ragioni del consolidamento di questo trend le conosciamo benissimo e si riferiscono al mutamento radicale ancora in corso nel mondo del lavoro. Il mutamento a sua volta viene dai fatti sanitari, economici, finanziari e sociali che hanno segnato la nostra epoca negli anni recenti.
Quando poi si entra nel merito del sottostante del nuovo stile di leadership, si ritrovano attitudini, competenze e propensioni che in fondo conoscevamo già e che riguardano l’ascolto, l’empatia, la cura, la prossimità, la comprensione, ecc. E ognuna di queste competenze si porta dietro anche una “manualistica” di approcci e tecniche che dovrebbero consentire di esercitarsi e migliorare nell’utilizzo di queste modalità di relazione.
La dimestichezza con la tecnicalità è condizione necessaria, ma rischia di non essere sufficiente nella misura in cui un ruolo importante lo giocano due aspetti: le intenzioni e la propria disposizione.
Detto in altri termini, la leadership può esprimere quelle qualità e quelle modalità sopra citate a patto di essere “psicologicamente risolta”. Metto l’espressione tra virgolette proprio per riferirmi a una dimensione più ampia che travalica quella psicologica in senso stretto e che quindi si riferisce alla capacità del singolo leader di non dico avere compiuto ma di essere in un percorso che consenta di avere maturato un buon grado di consapevolezza e, per certi versi, saggezza.
Qui il mio riferimento è rappresentato da un ottimo testo di Alain De Botton, tanto celebre quanto abile divulgatore, intitolato “Un’educazione emotiva”. La capacità di questo testo di parlare di e a ognuno di noi unendo sapientemente semplicità e leggerezza a una grande e consapevole profondità è davvero notevole. Come dicevo, mi riferisco a questo testo per citarne un elenco in particolare, ovvero quello degli ingredienti, secondo l’autore, che stanno alla base della saggezza degli individui.

