Dalla talent experience alla sostenibilità: la gestione Hr in 10 tendenze
Le imprese italiane sembrano più attente all’attività di ricerca e attrazione dei talenti piuttosto che alla “conservazione” di quelli già in azienda
di Gianni Rusconi
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Attrarre i talenti è una priorità? Indubbiamente. Ma oltre ad investire sulle nuove risorse, le aziende dovrebbero prestare adeguata attenzione alla “retention” delle persone che già lavorano all’interno dell’organizzazione. In uno scenario che vede (da tempo) il mondo del lavoro essere caratterizzato dalla carenza (quantitativa e qualitativa) di figure specializzate, quasi tutte le imprese italiane stanno rielaborando i propri piani Hr, con importanti passi avanti nelle strategie di attrazione di nuovo personale, ma evidenziano anche alcune mancanze nella creazione della cosiddetta “talent expertise” e scarsi investimenti in formazione e benessere dei dipendenti già in organico.
Il Talent Trends Report di Randstad Sourceright, una sussidiaria della multinazionale olandese attiva nel campo delle risorse umane, ha messo a fuoco proprio questa tematica individuando dieci tendenze per la gestione delle Hr che segneranno i prossimi dodici mesi. L'analisi poggia su un’indagine condotta su un campione di oltre 900 top manager e human capital leader di grandi organizzazioni operanti in 18 Paesi del mondo, tra cui l’Italia, e mette in evidenza come le imprese italiane siano più attente all’attività di ricerca e attrazione dei talenti piuttosto che alle iniziative di “conservazione” dedicate ai dipendenti.
Quella che emerge dal rapporto, insomma, è una visione che gli esperti definiscono “ambigua” da parte dei manager Hr del nostro Paese, certificata da alcuni indicatori in particolare. I responsabili delle risorse umane sono infatti fortemente impegnati in azioni di talent acquisition, con il 94% del campione che manterrà o aumenterà gli investimenti per l’employer branding e il 73% che ha già realizzato strategie del personale basate sul creare valore per l'organizzazione. Per contro, solo il 23% delle aziende italiane (rispetto al 76% della media globale) ha potenziato negli ultimi dodici mesi la talent experience sulla base dei fattori che favoriscono l’attrazione, la fidelizzazione, il coinvolgimento e la mobilita professionale.
Un’azienda su 4 spenderà di più per il benessere dei lavoratori
E ancora. Se il 75% dei responsabili Hr riserva maggiore importanza rispetto al passato alle competenze e al coinvolgimento dei dipendenti, solo un’azienda su quattro spenderà di più per il loro benessere e la loro sicurezza (la media mondiale è una su due) e solamente il 14% (rispetto al 63% rilevato a livello globale) sta investendo in piattaforme di formazione per attrarre talenti.
Un ultimo elemento di ambiguità emerso dall’indagine, riguarda le componenti di “diversity & inclusion” utilizzate per attrarre nuovi talenti. Circa il 70% degli intervistati italiani considera infatti determinanti le strategie aziendali definite in questo ambito, ma il 39% di loro teme che saranno meno prioritarie nel 2023 a causa del perdurare della situazione di incertezza economica. E se c’è, infine, diffusa consapevolezza che adottare pratiche etiche e sostenibili consenta di arrivare ai talenti della generazione Z, poco meno del 60% dei manager incaricati di trovarli sul mercato teme che la sostenibilità possa avere un impatto negativo sulla redditività e che l’azienda possa considerarla meno prioritaria in caso di crisi.

