La stretta sul Nord Stream

Gas, impennata dei prezzi con i tagli di Mosca. Italia verso lo «stato di allerta»

È il secondo livello di attenzione in una scala di tre e può comportare la sospensione delle forniture agli utenti industriali interrompibili. Razionare i consumi sarà una necessità se i flussi nel Nord Stream non risalgono: cosa che purtroppo sembra improbabile

di Sissi Bellomo

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La corsa dei prezzi del gas si è finalmente presa una pausa nella seduta di venerdì 17, ma la settimana si è comunque chiusa con un rialzo record di quasi il 50% e con valori sopra la soglia dei 120 euro per Megawattora al Ttf. La preoccupazione per il crollo delle forniture di gas russo è ben lontana dal poter essere archiviata. Al contrario, la sicurezza degli approvvigionamenti sta diventando sempre più precaria e si teme che i flussi sul Nord Stream resteranno bassi a lungo o addirittura finiscano con l’azzerarsi, condannando l’Europa ad affrontare l’inverno con scorte inadeguate.

Piano di Emergenza del sistema italiano del gas naturale

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Se Mosca non riaprirà i rubinetti al più presto – svolta che purtroppo sembra improbabile – misure di razionamento dei consumi sembrano ormai inevitabili. E l’Italia fin dalla prossima settimana potrebbe entrare ufficialmente in «stato di allerta», il secondo livello di attenzione in una scala di tre prevista dal Piano di emergenza del sistema del gas naturale.

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Non sarebbe ancora la luce rossa dello «stato di emergenza», ma ci sarebbe comunque un giro di vite rispetto alla condizione di «pre allerta» in cui siamo da febbraio. Ad esempio potrebbe scattare la sospensione delle forniture di energia ai cosiddetti «interrompibili», utenti industriali che dietro remunerazione hanno accettato di “farsi da parte” in caso di necessità del sistema.

Al ministero della Transizione ecologica si sono presi qualche giorno di tempo per monitorare l’andamento del mercato prima di decidere le prossime mosse, ha fatto sapere il ministro Stefano Cingolani, anticipando comunque che una decisione dovrebbe arrivare la settimana prossima: forse già martedì 21 o mercoledì 22. E la situazione non è rosea.
In particolare, martedì pomeriggio è in programma la riunione del Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del gas naturale, istituito presso il Ministero della transizione ecologica, per discutere sul possibile innalzamento dallo stato di “preallarme” attuale al livello di “allarme”. Alla riunione del Comitato, che si incontra periodicamente ed è composto da tecnici del Mite, Arera e imprese di trasporto e stoccaggio tra cui Snam e Terna, dovrebbe seguire un’altra riunione, probabilmente forse mercoledì, con il ministro Roberto Cingolani anche con le società che forniscono il gas, tra cui Eni ed Enel.

GLI APPROVVIGIONAMENTI DI GAS DALLA RUSSIA

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I flussi nel gasdotto Nord Stream, principale rotta di esportazione del gas russo, che approda in Germania attraversando il Mar Baltico, non sono mai stati così bassi: Mosca li ha ridotti al 40% – appena 67 milioni di metri cubi al giorno contro i circa 155 milioni trasportati fino alla settimana scorsa – e prospetta la possibilità di azzerarli se le sanzioni continueranno a ostacolata nelle manutenzioni necessarie.

Per ora il gas non è stato deviato su altri gasdotti. Al contrario, venerdì 17 sono calati anche i flussi via Ucraina (a 42,5 milioni di metri cubi dai 41,9 mcm di giovedì). Gazprom afferma di aver chiesto di usare anche il punto di accesso di Sokhranovka, oltre a quello di Sudzha, ma che Kiev non l’ha autorizzata.

L’impatto della stretta sul Nord Stream si sta intanto trasmettendo a catena in tutta Europa. E diventa ogni giorno più pesante. Eni è da martedì 14 che subisce un taglio delle forniture da Gazprom: ieri ha ottenuto appena la metà di quanto avrebbe voluto, anche se la richiesta (63 mcm) era più alta del solito nella vana speranza di recuperare i volumi perduti.

Denunciano riduzioni del 50-60% anche Germania, Austria e Slovacchia, mentre in Francia il gestore della rete, GRTgaz, ha dichiarato che dal 15 giugno non riceve più nemmeno una molecola di gas russo via Germania (anche se in precedenza il gasdotto in questione funzionava solo al 10% della capacità).

A livello europeo il gas ormai scarseggia, come evidenzia un segnale inquietante: «Il 14 giugno, per la prima volta da metà aprile, c’è stata una discesa dei livelli di stoccaggio– osserva Ing – . È chiaro che questo non dovrebbe succedere nella stagione delle iniezioni». Se il Nord Stream rimarrà a lungo “a mezzo servizio” i prezzi del gas saliranno ancora, avverte Ing, perché «aumenterà la preoccupazione sulla capacità della Ue di accumulare scorte sufficienti» per l’inverno.

La Ue ha posto l’obiettivo di riempire gli stoccaggi all’80% entro fine ottobre e oggi il livello supera di poco 50% (in Italia, dove per ora le iniezioni stanno continuando, è al 54%). Se Nord Stream continua a funzionare al ritmo attuale, stima Wood Mackenzie, inizieremo l’anno termico con gli stoccaggi solo al 69% e se si ferma del tutto al 60%.

In entrambi i casi, osserva Kateryna Filippenko, analista della società, «le scorte si esaurirebbero prima dell’inverno, a meno che non si intervenga con misure sul fronte della domanda o dell’offerta». Stringere la cinghia sembra il rimedio più probabile.

I fornitori di gas alternativi alla Russia non hanno infatti grandi margini per espandere ulteriormente l’offerta. E sul fronte del Gnl è intervenuta anche la complicazione dello stop a Freeport Lng: l’impianto, responsabile di un quinto dell’export statunitense, sarà fermo per almeno 90 giorni dopo l’incendio dell’8 giugno e non funzionerà a pieno regime prima di fine anno.

Tra Freeport e Nord Stream, stima S&P Global, l’Europa ha perso ben 4 miliardi di metri cubi di gas al mese: per colmare un “buco” di queste dimensioni servirebbero 30-40 navi metaniere in più (sempre al mese), ma trovarle – e riuscire a rigassificarne il carico – sembra una sfida ai limiti dell’impossibile.

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