Gas, impennata dei prezzi con i tagli di Mosca. Italia verso lo «stato di allerta»
È il secondo livello di attenzione in una scala di tre e può comportare la sospensione delle forniture agli utenti industriali interrompibili. Razionare i consumi sarà una necessità se i flussi nel Nord Stream non risalgono: cosa che purtroppo sembra improbabile
di Sissi Bellomo
4' min read
4' min read
La corsa dei prezzi del gas si è finalmente presa una pausa nella seduta di venerdì 17, ma la settimana si è comunque chiusa con un rialzo record di quasi il 50% e con valori sopra la soglia dei 120 euro per Megawattora al Ttf. La preoccupazione per il crollo delle forniture di gas russo è ben lontana dal poter essere archiviata. Al contrario, la sicurezza degli approvvigionamenti sta diventando sempre più precaria e si teme che i flussi sul Nord Stream resteranno bassi a lungo o addirittura finiscano con l’azzerarsi, condannando l’Europa ad affrontare l’inverno con scorte inadeguate.
Se Mosca non riaprirà i rubinetti al più presto – svolta che purtroppo sembra improbabile – misure di razionamento dei consumi sembrano ormai inevitabili. E l’Italia fin dalla prossima settimana potrebbe entrare ufficialmente in «stato di allerta», il secondo livello di attenzione in una scala di tre prevista dal Piano di emergenza del sistema del gas naturale.
Non sarebbe ancora la luce rossa dello «stato di emergenza», ma ci sarebbe comunque un giro di vite rispetto alla condizione di «pre allerta» in cui siamo da febbraio. Ad esempio potrebbe scattare la sospensione delle forniture di energia ai cosiddetti «interrompibili», utenti industriali che dietro remunerazione hanno accettato di “farsi da parte” in caso di necessità del sistema.
Al ministero della Transizione ecologica si sono presi qualche giorno di tempo per monitorare l’andamento del mercato prima di decidere le prossime mosse, ha fatto sapere il ministro Stefano Cingolani, anticipando comunque che una decisione dovrebbe arrivare la settimana prossima: forse già martedì 21 o mercoledì 22. E la situazione non è rosea.
In particolare, martedì pomeriggio è in programma la riunione del Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio del gas naturale, istituito presso il Ministero della transizione ecologica, per discutere sul possibile innalzamento dallo stato di “preallarme” attuale al livello di “allarme”. Alla riunione del Comitato, che si incontra periodicamente ed è composto da tecnici del Mite, Arera e imprese di trasporto e stoccaggio tra cui Snam e Terna, dovrebbe seguire un’altra riunione, probabilmente forse mercoledì, con il ministro Roberto Cingolani anche con le società che forniscono il gas, tra cui Eni ed Enel.
I flussi nel gasdotto Nord Stream, principale rotta di esportazione del gas russo, che approda in Germania attraversando il Mar Baltico, non sono mai stati così bassi: Mosca li ha ridotti al 40% – appena 67 milioni di metri cubi al giorno contro i circa 155 milioni trasportati fino alla settimana scorsa – e prospetta la possibilità di azzerarli se le sanzioni continueranno a ostacolata nelle manutenzioni necessarie.


