Paradosso BTp: la Bce annuncia tassi alti, ma i rendimenti cadono. Ecco perché
Ecco i tre motivi per cui i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono scesi di mezzo punto in 11 giorni: gas, speculazione e il Cancelliere tedesco
di Morya Longo
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I tassi della Bce continueranno ad «aumentare in maniera significativa a un ritmo costante», ha affermato due giorni fa Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea. I tassi saliranno in maniera «significativa» ha ribadito ieri, quasi come un disco rotto, il Governatore della banca centrale finlandese Olli Rehn. Concetto già affermato dalla presidentessa Christine Lagarde. Ma allora perché, se la Bce promette una super-stretta monetaria, i rendimenti dei titoli di Stato scendono? Soprattutto quelli italiani che sono passati dal 4,55% di inizio 2023 al 4,22% di martedì al 4,03% di mercoledì 11 gennaio, con lo spread sceso in giornata sotto i 180 punti base per chiudere a 185?
Se la banca centrale preannuncia una «significativa» stretta monetaria, i rendimenti dovrebbero salire. Non scendere. Allora perché calano così velocemente? I motivi sono almeno tre. Uno: mercoledì ha giocato a favore l’apertura del Cancelliere tedesco Scholz all’emissione di bond europei per contrastare il piano di aiuti Usa. Due: i mercati iniziano a dubitare che la Bce possa essere davvero aggressiva, perché il calo del prezzo del gas ha notevolmente ridimensionato le aspettative di inflazione. Tre: a favore dei nostri BTp una volta tanto ha giocato il rimpallo della speculazione ribassista, cioè le cosiddette “ricoperture”. Ma andiamo con ordine.
Il soccorso del gas
Il motivo principale che da qualche settimana spinge al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato europei (non solo quelli italiani) è il calo del prezzo del gas: l’inverno più mite del previsto e le scorte ancora elevate hanno fatto scendere il prezzo del gas Ttf a 65 euro per megawattora, con un calo solo mercoledì del 7% e in un mese del 52%. Dato che l’energia contribuisce per due terzi all’inflazione europea, questo brusco calo del gas ha ridimensionato anche le aspettative sul caro-vita nell’Eurozona: se a fine dicembre gli swap stimavano che l’inflazione tra un anno sarebbe stata del 4,50%, ora - cioè solo 11 giorni dopo - la stima è scesa al 2,50%. In meno di due settimane le previsioni del mercato sull’inflazione si sono quasi dimezzate, insomma.
Questo non poteva passare inosservato agli operatori sui titoli di Stato: se l’inflazione attesa cala così tanto, allora la Bce potrebbe non essere costretta ad alzare i tassi così come oggi dice. Attualmente è prevista una mossa al rialzo di 50 punti base a inizio febbraio e poi altre strette sempre da 50 nelle riunioni successive. Ma la Bce, pensa (o spera) il mercato, potrebbe non aver bisogno di essere cosi aggressiva. E questo è già da solo un valido motivo (almeno fintanto che queste previsioni resistono) per far scendere i rendimenti dei titoli di Stato. Tutti, dato che anche quelli tedeschi decennali sono passati dal 2,45% di fine 2022 al 2,30% di martedì, al 2,17% di mercoledì sera.
Il soccorso di Scholz
Mercoledì, alle 15,38, su Bloomberg è apparsa un’altra notizia che ha fatto bruscamente scendere i rendimenti e lo spread tra BTp e Bund: il Cancelliere tedesco Scholz ha aperto alla possibilità che vengano emessi bond comuni europei per contrastare il super-piano statunitense da 370 miliardi di dollari di sussidi per le tecnologie verdi. Questa notizia ha suonato come musica per le orecchie degli investitori in titoli di Stato: se dovesse nascere un nuovo fondo simile al Recovery Fund, con emissioni di debito comune, l’Italia potrebbe ridimensionare le emissioni di BTp. O quantomento non dovrebbe aumentarle per contrastare, con le sue sole forze, la concorrenza che arriva dai sussidi Usa. Questo, ieri, in pochi minuti ha fatto scendere lo spread tra BTp e Bund da 185 a 178 punti base, anche se poi in serata è aumentato di nuovo.

