I bilanci delle quotate

Piazza Affari, gli utili volano a +70%. Per quanto tempo ancora?

Nonostante lo scenario avverso si moltiplicano le sorprese. Intermonte mette in guardia dalle insidie in arrivo, ma migliora le attese per l’intero 2022

di Maximilian Cellino

(Giovanni Mereghetti)

3' min read

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Resistenti ai venti tornati a soffiare in direzione contraria, almeno fino a questo momento. È questa l’immagine che si ricava dalle imprese italiane nel loro complesso, quando si guarda ai bilanci appena presentati per il primo trimestre 2022 e analizzati per il Sole 24 Ore da Intermonte. Gli utili totalizzati in questo periodo da 80 fra le quotate milanesi seguite dalla banca d’affari (che rappresentano oltre il 90% della capitalizzazione dell’intero listino) sfiorano infatti i 10 miliardi e superano del 70% quelli realizzati 12 mesi prima.

Il ruolo dei petroliferi

Il risultato, è bene metterlo in chiaro, va accolto con la necessaria prudenza. Il confronto con i primi tre mesi del 2021, caratterizzati ancora da una parziale chiusura delle attività per la pandemia, era in fondo favorevole. Così come è evidente che alcuni dei maggiori fattori di rischio che si sono scatenati durante il periodo oggetto di analisi, a cominciare dalla guerra fra Russia e Ucraina, avranno conseguenza soprattutto sui trimestri futuri. Senza l’exploit del settore energetico, spinto dal rincaro dei prezzi di gas e petrolio, la performance delle società italiane si riduce infine a un ben più modesto +27 per cento.

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L’ANDAMENTO

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Il fattore sorpresa

Che i dati sui profitti siano però andati ben oltre le previsioni è altrettanto innegabile. Il tasso di sorprese positive rispetto alle stime degli analisti balzato anche questo al 70%, in aumento rispetto ai trimestri precedenti e su livelli addirittura mai visti in tempi recenti, lascia spazio a molti interrogativi. Da una parte si avverte l’impressione che gli operatori di mercato abbiano ecceduto nello stimare o nell’anticipare gli impatti negativi di inflazione, conflitto e politiche monetarie via via meno accomodanti: una tendenza piuttosto evidente anche in valutazioni di mercato che vedono il rapporto fra prezzo e utili sceso di nuovo sotto quota 10 a fronte di una media storica di 13,3. Dall’altra però non ci si può togliere dalla testa il «sospetto» che le stesse società siano state invece eccessivamente ottimiste, soprattutto nel guidare le attese future.

I nodi ancora da sciogliere

Quale sia la verità, rimane in ogni caso cruciale capire se e in quale misura le imprese di Piazza Affari saranno capaci di mantenere il ritmo nei mesi successivi, così difficili da prevedere. «Fino a questo momento - sottolinea Alberto Villa, responsabile dell’Ufficio Studi di Intermonte - sono riuscite a schivare le insidie già evidenti come il rincaro delle materie prime e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento, dimostrando una buona capacità di trasferire alla clientela l’aumento dei costi subito».

Prospettive ancora buone

Gli esempi classici arrivano sotto questo aspetto da società con modelli di business ciclici e operanti su mercati globali come Interpump e Brembo, in grado di difendersi bene anche in presenza di scenari non semplici. Al contrario hanno evidenziato più difficoltà quanti sono più esposti al consumatore finale o a Paesi in forte rallentamento come la Cina. Alla luce dei dati appena diffusi Intermonte ha comunque migliorato dall’8 al 13% le stime di crescita sui profitti delle quotate per l’intero 2022, ma rimane vigile di fronte ai numerosi elementi di incertezza.

Il tema vero è capire se le dinamiche inflattive in atto si dimostreranno temporanee o meno

Intermonte Alberto Villa

«Il tema vero è capire se le dinamiche inflattive in atto si dimostreranno temporanee o meno», sintetizza Villa, secondo il quale dallo scenario peggiore di un aumento dei prezzi persistente scaturirebbero due generi di conseguenze. «Dal punto di vista finanziario le banche centrali sarebbero costrette ad agire in modo molto più incisivo e questo avrebbe impatto anche sulle valutazioni degli stessi titoli», nota l’analista, che sul piano più strettamente economico si interroga invece sulle reali capacità dei consumatori finali di mantenere gli attuali livelli di spesa a fronte di un potere d’acquisto in forte riduzione. Nessuno osa nominare la parola «recessione», ma lo spettro da scacciare resta in fondo quello.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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