Bilanci societari

Un altro giro di giostra per gli utili europei. Sarà l’ultimo?

Al via la stagione delle trimestrali, in Europa attesa un’ulteriore crescita del 21,9%, ma senza l’exploit del comparto energy i profitti dimagriscono. E si teme una frenata nella seconda parte dell’anno

di Maximilian Cellino

Afp

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Qualcuno ha paura della recessione? A guardare le imprese europee sembrerebbe proprio di no, non ancora almeno. Le principali società quotate in Borsa si apprestano infatti a consegnare ai soci un altro trimestre di bilanci positivi, con utili ancora in crescita rispetto a 12 mesi prima. E se è vero che le nubi che si addensano ormai da tempo sull’economia continentale porteranno quasi certamente pioggia nella seconda parte dell’anno, gli analisti si mantengono comunque ancora moderatamente ottimisti per l’intero 2022, tanto da sollevare il dubbio sul fatto che non stiano in realtà sbagliando i propri conti.

Il bicchiere «mezzo pieno»

Per la stagione dei conti del secondo trimestre che entrerà nel vivo a partire dalla prossima settimana, i dati raccolti da Refinitiv I/B/E/S indicano una crescita media del 21,9% annuo per gli utili delle società che compongono l’indice Stoxx600. Come tre mesi fa le previsioni sono state riviste al rialzo proprio negli ultimi giorni: allora si era passati da meno del 20% per concludere con un +42,1% del tutto inatteso. Oggi invece si ha a che fare con cifre più modeste, ma se il dato fosse confermato si potrebbe a buon titolo parlare di bicchiere mezzo pieno.

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LE PREVISIONI SUL TRIMESTRE

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Il peso del settore energy

La similitudine con il trimestre di avvio riguarda anche le evidenti differenze fra i settori: se anche stavolta si escludesse l’inevitabile exploit delle società legate all’energia e al loro +181% previsto, il resto della pattuglia delle quotate sarebbe in grado di raggranellare un ben più magro +3,2% che comunque resta positivo. Così come in progresso, anche se sempre decrescente, sono le attese per gli ultimi due trimestri, che dovrebbero portare a un dato complessivo del 16,6% per lo Stoxx 600 nell’intero 2022.

La prudenza dei gestori

Fin qui il mondo dorato dei previsori, chi invece prende le decisioni di investimento sembra molto più guardingo. «Ancora una volta i numeri pubblicati si riferiscono al passato e occorrerà concentrarsi soprattutto sulle linee guida che le società daranno per i prossimi mesi», spiega senza tante illusioni Fabrizio Santin, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Che sembra tuttavia anche aprire uno spiraglio quando nota come Basf, colosso tedesco che opera nel settore della chimica in teoria fra i più impattati dal rialzo dei prezzi delle materie prime, abbia in realtà proprio questa settimana confermato le precedenti indicazioni per l’intero anno.

Resterà a galla soltanto chi sarà in grado di trasferire l’incremento dei prezzi alla propria base di clienti

Pictet Am Fabrizio Santin

Sono due i fattori in grado di mettere i bastoni fra le ruote alla rincorsa degli utili, perché oltre al già citato impatto esercitato su costi e margini dalla bolletta energetica rincarata si dovrà tenere conto dei prevedibili effetti che la frenata economica avrà sulla parte alta del bilancio, cioè sugli stessi ricavi. «Resterà a galla soltanto chi sarà in grado di trasferire l’incremento dei prezzi alla propria base di clienti», sentenzia Santin, che invita a scegliere soprattutto fra le società più orientate all’export e nel settore del lusso (grazie anche all’indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro) i cavalli su cui puntare.

Il nodo delle valutazioni

Anche in tema di valutazioni la situazione resta aperta a differenti interpretazioni. La forte correzione subita dall’azionario ha contribuito a riportare per le europee il rapporto prezzo utili da 16,5 di inizio anno a un ben più modesto 10,9. Un valore questo che si confronta a sua volta con il 16,8 al quale viaggia ancora l’indice S&P 500 di New York, dove la stagione degli utili è già iniziata questa settimana con alcuni big del settore finanziario e si prevede però un incremento del 5,7% che diventerebbe una flessione del 3% (la prima dal terzo trimestre 2020) escludendo dal conto gli energy.

Ancora più importante, tornando all’Eurozona, è il fatto che il premio al rischio richiesto per investire in azioni anziché in attività free risk sia secondo i calcoli di Pictet Am nel frattempo aumentato dell’1,8%, dall’8,1% al 9,9 per cento. Questo proprio per riflettere la maggiore incertezza - sia sotto l’aspetto economico, sia per le vicende geopolitiche in atto - che circonda il Vecchio Continente.

Gli «anticorpi» dei listini europei

«Lo scenario recessivo - sottolinea Santin - viene già in parte prezzato dal mercato, ma prima di tirare le somme bisognerà attendere l’effettivo impatto sugli utili». Le precedenti frenate - da quella successiva alla bolla Internet a quella legata alla pandemia, passando per la grande crisi finanziaria del 2008 - hanno comportato cali degli utili di almeno 15-20 punti percentuali che in questo caso non si sono ancora manifestati. «Il ridimensionamento dei multipli e l’aumento del premio al rischio che si è già verificato rappresentano una sorta di cuscinetto in caso di marcato peggioramento dello scenario», concede Santin. Almeno per questo virus l’Europa sembra aver sviluppato gli anticorpi.

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  • Maximilian Cellino

    Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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