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Ricerca: 'segnalatori' per i tumori 'freddi' rendono possibile l'immunoterapia -3-

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 22 apr - 'Nel 2017 abbiamo pubblicato su Nature la dimostrazione che i tumori con difetti naturali del mismatch repair rispondono in modo straordinario all'immunoterapia. Quella scoperta ha posto una domanda precisa: possiamo indurre artificialmente questo stato nei tumori che oggi ne sono privi? Questo ulteriore studio risponde si'. E' un passo concettuale importante ed un cambio di prospettiva con implicazioni molto concrete per il trattamento di tumori oggi ancora resistenti', spiega Giovanni Germano, professore associato di Istologia ed embriologia umana al Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale dell'Universita' degli Studi di Milano e coautore dell'articolo.

'Il momento decisivo e' stato osservare che, dopo un'esposizione prolungata al composto, le cellule tumorali accumulavano progressivamente le stesse firme mutazionali e l'instabilita' dei microsatelliti tipiche dei tumori con deficit del 'mismatch repair'. Quando poi questi tumori sono diventati sensibili all'immunoterapia, abbiamo capito che l'approccio non stava solo modificando il DNA, ma stava realmente riprogrammando la relazione tra tumore e sistema immunitario', racconta la dottoressa Eleonora Piumatti, ricercatrice di IFOM e prima autrice dell'articolo.

'E' un'avventura nata da una scommessa scientifica: che fosse possibile indurre artificialmente la stessa vulnerabilita' immunologica che nei tumori con difetto naturale del mismatch repair porta a risposte eccezionali all'immunoterapia. Oggi abbiamo la dimostrazione che quella scommessa era fondata, anche se il percorso verso i pazienti richiedera' ulteriori validazioni', afferma Germano.

'L'obiettivo e' ampliare il potenziale dell'immunoterapia proprio nei 'big killers' dell'oncologia moderna, come i tumori del colon-retto, del pancreas e della mammella, che ancora oggi restano in larga parte invisibili al sistema immunitario. La prospettiva e' arrivare a farmaci capaci di creare, in modo controllato, una vulnerabilita' immunologica laddove oggi non esiste. Il prossimo obiettivo e' di sviluppare una molecola da utilizzare in sperimentazione clinica, cosi' da ampliare il numero di pazienti potenzialmente candidabili all'immunoterapia', conclude Bardelli.

Lo studio ha unito competenze di chimica farmaceutica, biologia strutturale, genomica e immunologia tumorale, grazie alla collaborazione tra IFOM, Universita' di Torino, l'azienda inglese NeoPhore, l'Universita' Statale di Milano e altri partner internazionali, in particolare la Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro e all'European Research Council.

Lov.

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