Gestire il rischio per proteggere la resilienza aziendale
Uno dei passi è la costruzione di uno scenario in cui collocare gli eventi negativi che possono potenzialmente verificarsi e le relative cause
di Giampiero Volpi *
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Il contesto globale costellato da eventi imprevisti e improvvisi, pandemia, conflitti, blocchi nella logistica, carenza di rifornimenti, impennate di prezzi, ha messo in evidenza le criticità di alcuni aspetti dei modelli di business adottati dalle imprese. In particolare, la strategia di approvvigionamento si è rivelata molto orientata a principi quali: esternalizzazione, che produce un allungamento delle catene di fornitura; delocalizzazione di siti produttivi, che impone un costante monitoraggio sui “sistema paese” e sui sistemi di trasporto; razionalizzazione della base di fornitura, che privilegia l’efficienza di una gestione più snella alla maggiore robustezza al rischio di una base più ampia e diversificata.
Le imprese hanno sentito il bisogno di rivedere l’architettura della propria resilienza e di aumentare la capacità di predisporre organizzazione e processi più in grado di affrontare un contesto incerto e volatile. Uno dei passi nel percorso di revisione è la costruzione di uno scenario di rischio in cui collocare gli eventi negativi che possono potenzialmente verificarsi e le relative cause. La percezione che questo passo abbia un impatto positivo sulla supply chain aziendale, confortata anche da diverse indagini conoscitive, si sta traducendo in un progressivo aumento degli investimenti in progetti con obiettivo la mappatura dinamica dell’esposizione dell’azienda al rischio di fornitura.
La configurazione ricorrente di un progetto consiste in analisi condotte da competenze professionali, sui processi aziendali e sugli aspetti di esposizione al rischio. Fondamentale è il censimento delle fonti di dati che possono interagire con i processi di fornitura: dalle anagrafiche di codici di acquisto a sistemi gestionali e a info provider. Infine, devono essere adottate soluzioni digitali per elaborare i dati e quantificare la gravità dei rischi. Soluzioni che diventano particolarmente efficaci quando includono algoritmi di intelligenza artificiale, capaci di sfruttare la disponibilità degli elevati volumi di dati prodotti dalla progressiva diffusione della Digital Transformation.
Introduciamo qualche esemplificazione operativa ponendoci, per esempio, nel contesto manufatturiero, tenendo comunque presente che la configurazione di un progetto deve essere dimensionata sulla natura e sugli obiettivi dell’impresa che lo vuole realizzare. L’analisi dei processi aziendali porta al rilevamento di eventi negativi; per esempio, nel ciclo di acquisto si possono riscontrare ritardi di consegna, mancato rispetto delle clausole contrattuali, qualità inadeguata dei materiali consegnati, mentre nei processi di produzione si possono segnalare rallentamenti, presenza di scarti, e così via.
Materiali e fornitori sono i soggetti di rischio più rilevanti che emergono. Relativamente ai materiali, i fattori di rischio più ricorrenti da quantificare e monitorare sono: materiale con fornitore unico; vincoli di certificazione e brevetto; origine geografica; andamento di disponibilità e prezzi. Per i fornitori, i fattori di rischio più frequenti sono: livello di criticità e strategicità; affidabilità finanziaria; reputazione; compliance a normative e certificazioni; localizzazione geografica; performance operativa; livello di interesse e coinvolgimento nella relazione con il cliente.

