Lavoro ibrido, il tempo non serve per monitorare le prestazioni dei team
Secondo Global Workplace Analytics il 70% della forza lavoro, entro il 2025, lavorerà da remoto “almeno” cinque giorni al mese
di Gianni Rusconi
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Possono le tecnologie e gli strumenti digitali riflettere in modo accurato la produttività e i risultati ottenuti di una riunione fra un top manager e il suo gruppo di lavoro? La risposta è affermativa ma vi sono delle dovute precisazioni da fare, perché se è vero che lo smart working e il remote working aprono nuove frontiere nelle modalità di lavorare di un’organizzazione è altrettanto vero che per massimizzarne l’efficienza e l’efficacia serve apportare innovazione a vari livelli. E in modo intelligente.
Come ha osservato recentemente Ralf Gegg, Vice President EUC di VMware a livello Emea, non sono soluzioni come i software di key logging o i sistemi di videosorveglianza che permettono di verificare le ore passate dai dipendenti davanti allo schermo del computer in un tal giorno o quali siti Web sono stati visitato sul pc o sul cellulare aziendale a quantificare il reale valore delle attività condotte da un team. Il tema è oggetto di grande dibattito da mesi, da quando la pandemia ha costretto milioni di aziende su scala globale a spostare fuori sede i propri addetti e ha imposto ai leader di rivedere il modo di gestire le proprie persone in un mondo distribuito.
Non tutti si sono però adattati velocemente alle “regole” del lavoro ibrido. In diversi casi il management non ha fatto passi in avanti e non ha cambiato mentalità quando si parla di tempo speso alla scrivania in azienda sostituito dal tempo passato al computer portatile in un altro luogo, lasciando aperta la questione del come misurare le prestazioni dei dipendenti attivi fuori dall'ufficio.
Citando le previsioni della società di consulenza Global Workplace Analytics, secondo cui il 70% della forza lavoro lavorerà da remoto almeno cinque giorni al mese entro il 2025, Gegg ha evidenziato la necessità di ripensare i modelli di valutazione della produttività delle persone, partendo da alcuni esempi da non imitare come la rete di telecamere di sicurezza di Amazon o di Ikea per controllare meticolosamente il processo di movimentazione dei pacchi oppure i tool di “key logging” a cui è ricorsa la banca britannica Barclays per rilevare le tempistiche delle attività assegnate ai propri dipendenti.
C’è una sostanziale differenza, a detta del manager di VMware, fra sorveglianza e gestione delle prestazioni e monitoraggio del contributo di un dipendente al business, e il problema è tutto nella mancanza di trasparenza nel controllo del lavoro da remoto e al motivo per cui questo controllo viene eseguito. Con tutte le ripercussioni del caso sul rapporto di fiducia fra responsabile e membro del team. Il 36% delle aziende italiane che hanno già implementato soluzioni per il monitoraggio dei dispositivi dei propri dipendenti, secondo una recente ricerca della stessa società americana, hanno visto non a caso aumentare i livelli di turnover dei dipendenti, con inevitabili impatti sulle dinamiche organizzative.
